#Reporter Ambientale per un giorno (Valledoria): fitosanitari e fertilizzanti finiscono regolarmente nella laguna del Coghinas, Sito d’Importanza Comunitaria, e negli adiacenti canali d’irrigazione agricola

Un tratto della laguna. Foto: http://www.focedelcoghinas.com


“Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite”
cita chiaramente il primo degli obblighi del decreto legislativo 31 del 2001. Tuttavia, sebbene non propriamente destinati ad uso potabile, a Valledoria, alcuni dei canali preposti all’irrigazione di campi agricoli appaiono tutt’altro che salubri. Tali canali si aprono a valle del fiume Coghinas, quasi in prossimità della sua immissione in mare e nei pressi della spiaggia di San Pietro. Quivi, le caratteristiche lagunari del paesaggio contribuiscono alla costituzione del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) in cui appunto risulta inclusa la foce del Coghinas. Tuttavia, non lontano, le acque destinate ad uso agricolo assumono un aspetto progressivamente meno rassicurante rispetto alla loro origine.

Vista satellitare del luogo interessato (cerchio rosso) e della sua distanza dal fiume e dal SIC (freccia blu).

Al fine di tutela ambientale tali zone dovrebbero riservare una maggiore cura nelle pratiche agricole, in particolare fertilizzanti e fitosanitari, come sancito dal dls 152/99 allegato 7 BI e dagli articoli 2.4 e 2.5 del dls 194/95. Il rispetto dei limiti stabiliti, sempre valutato in base alle politiche agricole regionali o da quanto concesso a livello comunale, deve infatti essere finalizzato alla tutela dei consumatori. Non si parla esclusivamente di potenziale danno ambientale, quanto principalmente di quello per la salute umana.

 

Canale principale destinato all’ottenimento di acque per l’irrigazione. Da notare il livello di torbidità oltre che la dispersione di materiale grossolano

Infatti, tali acque, che proseguono il loro decorso per qualche km verso l’interno della vallata, sono utilizzate per l’irrigazione di campi per lo più destinati alla produzione agro-alimentare.Residui organici, plastici e di carcasse animali in canali adiacenti, si aggiungono alle già comuni variazioni stagionali degli inquinanti, legate ai differenti flussi piovani. L’esistenza di filtri negli impianti di irrigazione – non sempre diffusi, soprattutto in piccole realtà agricole – non può prescindere da una buona qualità dell’acqua a monte del suo utilizzo. L’appello è dunque rivolto all’accertamento delle caratteristiche chimico-fisiche, nonché microbiologiche, delle acque destinate, ma anche provenienti dalle pratiche agricole, al fine di garantire la tutela territoriale necessaria.

Per questo, è importante richiamare alla responsabilità sociale oltre che ambientale, per ricordare il valore del nostro operato in un senso più ampio sia spaziale che temporale. Un’adeguata vigilanza accompagnata da coscienza, in merito al deliberato – o distratto – scarico non autorizzato, potrebbe indubbiamente contribuire a meglio preservare quei territori che, con le loro caratteristiche di ricchezza ecologica e biodiversità, attraggono un pubblico sempre più vasto rivelandogli il vero valore, di una regione che dipende fortemente da agricoltura e turismo e che non può che essere devota all’ambiente.

Sacchetto di rifiuti nel canale di irrigazione. Foto: Giulia F.
Informazione e buon senso ai fini del bene comune, e non esclusivamente dell’interesse economico, sono infine la base di una vera ricchezza, in grado di incentivare uno sviluppo realmente sostenibile.

#Questo articolo fa parte dell’iniziativa “Reporter Ambientale per un giorno”, lanciata da Giustiziambientale.org in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente (5 giugno 2017)

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