A due mesi dalla pubblicazione dell’inchiesta realizzata da Rosy Battaglia per Mani Tese e Cittadini Reattivi, torniamo ad occuparci della questione ILVA. Lo scorso 29 settembre è arrivata, puntuale, l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del piano ambientale presentato da Am InvestCo Italy, nuovo proprietario del complesso industriale. Ne approfittiamo per fare il punto sul caso e sulle questioni che rimangono ancora aperte

 

Foto: Giosuè De Salvo (Mani Tese)

Quando nel 2012 gli impatti ambientali e sanitari dovuti all’inquinamento prodotto dagli stabilimenti ILVA finiscono sotto la lente della magistratura, grazie alla perseveranza di cittadini e associazioni del luogo, scatta il sequestro degli impianti e si apre un procedimento giudiziario a carico dei vertici dell’acciaieria. I successivi decreti straordinari “salva-ILVA” hanno tuttavia autorizzato la riaccensione dei comparti produttivi. Pertanto, come documentato nell’inchiesta-reportage, le emissioni nocive non sono cessate ed il rischio per la salute di dipendenti, residenti e bambini del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) è ancora elevato.Le misure appena approvate in materia di risanamento ambientale non convincono società civile ed enti. Nel frattempo è ripreso il processo madre “Ambiente Svenduto” ed una seconda recente inchiesta, questa volta più ampia, coinvolge ancora la gestione Riva. Vi è infine da dirimere la questione occupazionale che riguarda il futuro di migliaia di dipendenti.

Foto: Giosuè De Salvo (Mani Tese)

IL PIANO AMBIENTALE

Il 29 settembre un decreto a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, “integra” e approva il piano ambientale avanzato dai nuovi proprietari dell’acciaieria. Dalla nota congiunta di Mise e Ministero dell’Ambiente, si evincono le principali nuove prescrizioni a cui Am InvestCo deve assolvere per ottemperare a quanto prescritto dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) al fine di poter continuare a produrre. La produzione annua di acciaio non dovrà superare i sei milioni di tonnellate sino a che non si sarà provveduto a completare le bonifiche e bisognerà inoltre elaborare un piano ad hoc per la rimozione dell’amianto. Un sistema di monitoraggio vigilerà sul rispetto del tetto alle emissioni e un osservatorio apposito dovrà verificare step by step l’attuazione del piano.

Ben prima della sua approvazione, il piano aveva già sollevato una pioggia corale di critiche da parte di Comune, Arpa, sindacati, associazioni e cittadini. Le perplessità erano e rimangono molte, anche dopo le correzioni del Governo. La questione centrale è l’inaccettabile dilatazione dei tempi per realizzare l’ambientalizzazione. Legambiente Taranto fa notare che la copertura dei parchi minerari è stata procrastinata di 8 mesi ed il blocco della Batteria 11 slitta di quasi un anno. Come già anticipato da Arpa Puglia, la scadenza del cronoprogramma è stata fissata al 2023 in corrispondenza della scadenza della stessa AIA, per cui sino a tale data non è possibile garantire gli standard ambientali e sanitari prescritti già dalla precedente autorizzazione ambientale. Oltre a protrarre i rischi per la salute, la dilatazione pone dei problemi di legittimità, come sottolinea Peacelink, la cui voce avevamo già raccolto sul campo attraverso le parole del suo presidente Marescotti. Il parere di costituzionalità concesso al primo dei decreti salva-ILVA era infatti subordinato al rispetto delle tempistiche (ampiamente disattese) prescritte dall’AIA 2014.

Alessandro Marescotti (Peacelink) intervistato da Mani Tese e Cittadini Reattivi. Foto: Gloria Schiavi (Cittadini Reattivi)

SI ALLARGA IL FRONTE GIUDIZIARIO

Le udienze del processo “Ambiente Svenduto” sono riprese il 20 settembre presso la Corte d’Assise di Taranto, dopo che l’istanza di patteggiamento presentata dai Riva è stata rigettata. Tre società e 44 persone fra cui i fratelli Riva, sono chiamate a rispondere di reati che vanno dal disastro ambientale all’avvelenamento alimentare. A giugno, però, Fabio Riva (ex vicepresidente Riva Fire) e Luigi Capogrosso (ex direttore dello stabilimento ILVA) sono stati assolti in appello in un altro procedimento che li vedeva imputati perché ritenuti responsabili dell’esposizione all’amianto di 28 operai poi deceduti.

Intanto, un nuovo filone d’inchiesta apertosi a Lecce qualche giorno fa intende fare luce sul traffico illecito di rifiuti che vede coinvolti ILVA ed ENEL e che, se confermato, significherebbe un ulteriore smacco ai danni dei tarantini e dei pugliesi.

Non va infine dimenticato che presso la Corte di Strasburgo pende un procedimento a carico dello Stato italiano, imputato per non “aver protetto la salute e la vita dei cittadini di Taranto”.

 

LA QUESTIONE OCCUPAZIONALE

Foto: Corriere.it

Un’altra questione rimasta ancora in sospeso è quella di coniugare tutela della salute e salvaguardia dei livelli occupazionali attuali. Questa partita si giocherà soprattutto a livello istituzionale nei prossimi giorni e vedrà coinvolti Mise, sindacati e nuova proprietà che, intanto, ha ufficializzato 4.000 esuberi per il nuovo piano di rilancio. I sindacati hanno reagito proclamando uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo ILVA. La mobilitazione ha trovato l’appoggio di Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, il quale ha fatto saltare il primo incontro del tavolo di lavoro reputando inaccettabile il passo indietro di Am InvestCo rispetto all’accordo di luglio.

La riduzione della produzione annua di acciaio e l’attuazione del programma di ambientalizzazione, quindi, non saranno in grado di cancellare i rischi sanitari e ambientali per i prossimi sei anni. L’aspetto più beffardo, però, è il fatto che la cordata che gestirà l’ILVA sembra essere intenzionata a scaricare parte del peso economico del piano di rilancio proprio sui lavoratori del complesso siderurgico. Danno ambientale e ingiustizia sociale continuano a gravare sulle vittime di un territorio che non riesce a venire a capo di una situazione in cui, da lungo tempo, diritti e salute vengono sacrificati per inseguire un’idea perversa e posticcia di sviluppo economico.

 

 

*Stefano Lechiara, laureato in filosofia e appassionato di tematiche legate alla giustizia sociale e ambientale, è il curatore di giustiziambientale.org

 

 

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