Dall’università di Bologna parte la sfida: obiettivo plastica zero

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Un progetto da 6 milioni di euro, coordinato in Italia dall’ateneo, per sostenere il riciclo. Gli esperti: “Non farlo ci costa 105 miliardi l’anno”. Allo studio una carta d’identità digitale in bicchieri e bottiglie e la classificazione in “classi” come per gli elettrodomestici

 

(ansa)

BOLOGNA – Se la proposta di direttiva approvata a Bruxelles mette al bandocannucce, cotton fioc e stoviglie, altro grande problema rimane al termine del ciclo produttivo della plastica: il suo riuso. “Nel 2015 in Europa sono state prodotte oltre 49 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui il 40% costituito da plastica per imballaggi. Di questi rifiuti, meno del 40% viene riciclato, mentre più del 30% finisce all’inceneritore e il resto in discarica”, ricordano gli esperti che oggi a Bologna hanno presentato il programma eCircular: più di 6 milioni di euro per sostenere e finanziare innovazioni radicali, legate alle tecnologie digitali, con l’obiettivo di ottimizzare il ciclo di vita dei prodotti plastici, riducendo così la produzione di rifiuti.

L’ateneo di Bologna fa da capofila al progetto promosso da Climate-Kic, la rete europea di istituzioni, università e aziende con l’obiettivo di diffondere l’innovazione nella sfida ai cambiamenti climatici e favorire la creazione di una società low carbon. A fronte di questi numeri preoccupanti, un dato positivo è legato all’aumento della qualità della plastica riciclata, anche se la capacità di riadoperarla rimane bassa”, spiega Alberto Bellini, 49 anni, coordinatore del programma e docente a Ingegneria.  Solo il 5% delle nuove plastiche, infatti, proviene dal recupero, mentre il 95% viene sprecato: un mancato riuso che si traduce in un “buco” da 105 miliardi di euro l’anno (mentre si potrebbero risparmiare da 77 a 102 euro per ogni tonnellata di plastica raccolta).

Di qui il progetto che finanzierà politiche, stili di vita e tecnologie in grado di invertire la rotta. Ma perché è così difficile il riuso della plastica? Uno dei problemi sta nel differenziare i prodotti in base ai polimeri che li compongono. “Un bicchiere e una bottiglia non sono uguali: è tutto plastica, ma quando li metto insieme è come se mischiassi pere con mele”, spiega il docente. L’idea è costruire una sorta di carta d’identità digitale del prodotto in grado di raccontare il suo ciclo di vita e, in modo crittografato (per non danneggiare i produttori nel mercato della concorrenza), la sua composizione. Altra strada sulla quale si concentrerà il programma è la  riduzione della plastica, obiettivo europeo da qui al 2050. “Pensiamo a una sorta di certificaizone in classe A o B come per gli elettrodomestici”, aggiunge Alberto Bellini. “In quetso modo il recupero è più efficiente”.

“Sono molto contenta che questo progetta nasca a guida italiana: eCircular si sviluppa in un ambito, quello dell’economia circolare e della bio-plastica, in cui l’Italia esprime una leadership a livello europeo. Indubbiamente costituisce un ulteriore tassello che la nostra community aggiunge per creare soluzioni tangibili ed innovative, in grado di contrastare gli effetti del clima che cambia”, commenta Angelica Monaco, direttrice di Climate-KIC Italy.

 

Leggi l’articolo originale su repubblica.it

 

 

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