Diritto alla terra negato in Brasile

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Distruzione di case, inquinamento delle acque, episodi di violenza: una carovana di ong denuncia la violazione dei diritti delle comunità locali da parte delle compagnie di agribusiness nello stato brasiliano del Piauí. E punta il dito contro i fondi pensione

 

Diritto alla terra negato in Brasile
Casa distrutta dai bulldozer a Sete Lagoas. Foto: @ Flavio Valente Fian

Il land grabbing, l’accaparramento di terre, si paga con un pesante costo umano in Brasile. Lo denuncia un gruppo di organizzazioni non governative che all’inizio di settembre ha visitato villaggi e comunità per valutare l’impatto sui diritti umani delle grandi acquisizioni di terra nella zona dell’Alto Parnaiba, nello Stato del Piauí, in Brasile.

La “Carovana Matopiba”, questo il nome del progetto lanciato dall’ong Fian International, si propone di attraversare gli stati del Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia per raccogliere testimonianze e denunciare alle autorità brasiliane violenze e abusi perpetrati dalle compagnie di agribusiness.

Brasile: tra malnutrizione ed esproprio di terre

Insicurezza alimentare, esproprio delle terre, scarso accesso all’acqua e inquinamento delle risorse naturali: sono queste le denunce che emergono dal report preliminare della carovana, dopo dieci giorni di ricerca tra le comunità del Piauí, nel Nordest del Brasile.

Uno dei villaggi più colpiti dagli investimenti agricoli su larga scala è quello di Sete Lagoas, municipalità di Santa Filomena, in cui la delegazione ha documentato casi di malnutrizione nei bambini con meno di 5 anni e anche tra gli adulti. Le compagnie di agribusiness che operano nella zona avrebbero privato i membri della comunità delle terre agricole tradizionali. Si tratta di terreni coltivati da generazioni, senza certificati di proprietà.

«Più del 50% della terra agricola è statale e viene data in concessione a coloro che la abitano da più di 10 anni, considerati legittimi utilizzatori di quelle aree. Questa stessa terra, però, è estremamente ambita per la sua fertilità», spiega a Osservatorio Diritti Flavio Valente di Fian International, che ha coordinato la missione.

Minacce di morte per chi si oppone alle compagnie

Secondo diverse testimonianze, gli sfratti sarebbero stati accompagnati dall’intimidazione costante da parte delle guardie private pagate dai proprietari delle piantagioni. In alcuni villaggi le compagnie di agribusiness hanno distrutto le case di chi abitava quelle terre. Chi si oppone a queste espropriazioni viene picchiato e minacciato. È quello che è accaduto a uno dei contadini che aveva testimoniato davanti agli operatori delle ong, come racconta ancora Flavio Valente:

«Mentre andava a prendere i figli a scuola è stato circondato da quattro uomini e minacciato di morte con un coltello».

Villaggi senza acqua e inquinati in Brasile

Oltre al diritto di accesso alla terra, le comunità locali sono state private anche dell’acqua. «Le coltivazioni di soia hanno devastato le terre dell’altopiano, causando danni ambientali anche alle risorse idriche della pianura», denuncia il ricercatore di Fian. «I corsi d’acqua si stanno seccando e stanno diventando stagionali, l’acqua di falda sta diminuendo e il terreno, durante le piogge, rilascia tutti i prodotti chimici utilizzati in agricoltura».

Diritto alla terra violato tra land grabbing e piantagioni

Il fenomeno dell’accaparramento delle terre nell’ampia regione brasiliana risale agli anni ‘80 del ‘900 con le prime piantagioni per la coltivazione della soia. Flavio Valente sottolinea i cambiamenti che hanno avuto maggiore impatto sulla vita delle comunità:

«La zona dell’altopiano veniva utilizzata tradizionalmente per pascolare il bestiame, oggi è occupata dalle piantagioni di soia».

La popolazione, che viveva in armonia con la natura, non ha più accesso ai pascoli e, come denuncia il ricercatore di Fian, «sta progressivamente perdendo la capacità di alimentare sé stessa»…

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