Eni Nigeria, processo per corruzione internazionale avanza con fatica

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Cominciano le udienze per il caso Opl 245, in cui Eni e Shell sono accusate di corruzione internazionale. Secondo la procura di Milano avrebbero pagato oltre un miliardo di dollari di tangenti per ottenere la licenza per un ricco giacimento petrolifero offshore. Le società si dichiarano innocenti

 

Claudio Descalzi – Foto di Eni (da Flickr)

Eni e Shell sono chiamate a rispondere di corruzione internazionale in Nigeria. La principale corte dove le due compagnie andranno a giudizio è quella di Milano. Ma non è l’unico procedimento in corso. Il processo milanese vede il pm Fabio De Pasquale a rappresentare l’accusa. È il caso giudiziario più complicato tra quelli in cui è coinvolto in Cane a sei zampe e il suo esito potrebbe condizionare anche il giudizio delle altre corti.

Eni Nigeria, tempi lunghi per il processo

Il processo, per ora, procede a rilento. Da calendario, le udienze sarebbero dovute cominciare il 5 marzo. A causa dell’eccessiva mole di lavoro della X sezione, a cui era stato assegnato il procedimento, il tribunale ha provveduto a spostarlo in un’altra sezione, che avrebbe dovuto cominciare il 14 maggio. In quella data, però, la prima udienza è stata spostata ulteriormente al 20 giugno.

I fatti sui quali il pm De Pasquale ha formulato le ipotesi di reato sono avvenuti tra l’autunno del 2009 e il 2 maggio 2014. Il prolungarsi dei tempi del processo mette in agitazione le organizzazioni Re:Common, Global Witness e The Corner House, che insieme all’attivista nigeriano anti-corruzione Dotun Oloko, nel 2013 hanno consegnato l’esposto da cui è nata l’inchiesta giudiziaria.

Le organizzazioni aspettano la prossima udienza anche per capire se potranno partecipare come parte civile alla causa. Il giudice per le indagini preliminari, precedentemente, aveva respinto la richiesta. Sarà presente come parte civile, invece, il governo della Nigeria.

Le tangenti a Eni e Shell per l’Opl 245

Secondo l’ipotesi investigativa, nel 2011 Eni e Shell avrebbero pagato una tangente di 1,092 miliardi di dollari su un conto del governo nigeriano. In totale, a questo conto sono arrivati 1,3 miliardi, di cui 210 milioni di dollari ritenuti dall’accusa puliti.

Gli altri soldi sarebbero stati destinati all’acquisto della licenza per l’esplorazione di un giacimento offshore di oltre 2 mila chilometri, la cui licenza per le estrazioni petrolifere è indicata dalla sigla Opl 245. Il denaro, in seguito, da questo conto governativo sarebbe stato dirottato su altri conti bancari riconducibili a faccendieri e intermediari coinvolti nella corruzione.

Scaroni e Descalzi accusati di corruzione internazionale

Tra i 15 imputati del processo milanese, i nomi più rilevanti per l’Italia sono quello di Paolo Scaroni, all’epoca amministratore delegato di Eni e vicepresidente della banca inglese Rotschild dal giugno 2014, e Claudio Descalzi, allora direttore generale della divisione Exploration e Production del gruppo e successore di Scaroni alla guida del Cane a sei zampe. Entrambi sono accusati di corruzione internazionale

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