Gasdotto Tap, la procura di Lecce riapre l’inchiesta su autorizzazioni: “Aggirata normativa Seveso”

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Accolto il ricorso di 8 sindaci salentini: l’iter autorizzativo, secondo l’accusa, sarebbe stato spezzettato per non far sottoporre il progetto a norme più stringente sugli impianti a rischio di incidente rilevante

LECCE – Si torna a indagare sul processo autorizzativo a monte dei lavori per la realizzazione del gasdotto Tap: la Procura di Lecce ha chiesto e ottenuto dal gip la riapertura di un pezzo dell’inchiesta archiviata nel febbraio 2017, in seguito alla presentazione di un esposto da parte di otto sindaci del Salento. Il nodo principale da sciogliere riguarda la possibilità di considerare gli otto chilometri italiani di gasdotto Trans Adriatic Pipeline come opera autonoma rispetto ai 55 chilometri del tratto di interconnessione Melendugno-Mesagne, che dovranno essere realizzati da Snam.

Per gli amministratori locali, infatti, l’infrastruttura è unica e, come tale, avrebbe dovuto essere valutata ed eventualmente autorizzata. Il fatto che i due tronconi vengano costruiti separatamente (il primo, collegato al gasdotto che parte dall’Azerbaijan da Tap e il secondo connesso alla rete italiana dal gestore nazionale), invece, ha fatto sì che i processi autorizzativi viaggiassero in maniera separata.

E che al tratto Tap non venisse applicata la legge Seveso, considerato che il terminale di ricezione del gas ospiterà (da progetto) al massimo 48,6 tonnellate, al di sotto della soglia delle 50 previste per l’applicazione della norma più stringente sugli impianti a rischio di incidente rilevante.

l primo quesito a cui rispondere nella nuova indagine – voluta dal procuratore di Lecce Leonardo Leone de Castris e dalla pm Valeria Farina Valaori – riguarderà dunque l’eventuale sforamento di quei limiti, nel coso in cui l’opera venisse considerata nella sua totalità e la necessità di assoggettarla alla norma Seveso. Tale questione è tornata prepotentemente in primo piano dopo l’incidente all’impianto austriaco di Baumgarten, verificatosi il 12 dicembre.

La prima inchiesta su Tap era stata condotta dall’ex procuratore salentino Cataldo Motta insieme alla pm Angela Rotondano e da loro era arrivata la richiesta di archiviazione per tutti e tre gli indagati: il country manager Tap Italia, Michele Mario Elia, la rappresentante legale Claudia Risso e il direttore generale delle Infrastrutture energetiche del Mise Gilberto Dialuce.

La gip Cinzia Vergine aveva accolto la sollecitazione e messo fine alle indagini. E’ stata proprio lei, a distanza di un anno, a restituire alla Procura la possibilità di indagare ancora, anche in considerazione del fatto che la necessitò di “un monitoraggio costante” sul rispetto della normativa Seveso era stata uno dei passaggi fondamentali dell’archiviazione.

I sindaci che hanno presentato l’esposto in Procura sono: Marco Potì di Melendugno, Fulvio Pedone di Lizzanello, Fabio Tarantino di Martano, Antonio Chiga di Zollino, Dina Manti di Corigliano d’Otranto, Luca De Carlo di Vernole, Andrea De Pascali di Castrì di Lecce e Francesca De Vito di Calimera.

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