Gli imballaggi di domani:Ultra-protettivi e facili da riciclare 

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La fondazione Ellen MacArthur ha premiato, con un milione di dollari, sei innovazioni che permetteranno di risolvere il problema delle plastiche difficili da reimmettere nel ciclo produttivo. In Europa, i due terzi vanno ancora in discarica o all’inceneritore

 

In Europa si producono in un anno 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui solo un terzo vengono riciclati. Una quota cresciuta di quasi l’80% negli ultimi dieci anni, ma che rimane ancora insufficiente: significa infatti che circa 18 milioni di tonnellate di plastica continuano ad andare in discarica o negli inceneritori.

In Italia la percentuale di riciclo è al 41%: maggiore della media europea, ma comunque bassa se pensiamo alla montagna di materia che non si riesce a reimmettere nel ciclo produttivo.

Così, mentre anche l’Unione europea è scesa in campo con una nuova strategia sulla plastica, la fondazione Ellen MacArthur, in prima linea nella promozione dell’economia circolare, ha di recente premiato con 1 milione di dollari cinque nuovi materiali che potrebbero contribuire a risolvere il problema degli imballaggi non riciclabili. Tra i più critici ci sono per esempio i sacchetti del caffè o del formaggio grattugiato, o ancora le vaschette del prosciutto: tutte confezioni che, per assicurare la freschezza del prodotto, sono formate da strati di materiali plastici diversi, o da plastica e alluminio, non facilmente separabili per poi essere riciclati.

Proprio per questo, la fondazione ha sostenuto, con 200mila dollari ciascuno,  due progetti che provano a combinare la protezione della freschezza con l’utilizzo di un solo polimero plastico.

La prima innovazione è stata messa a punto dall’università di Pittsburgh, dove i ricercatori hanno “copiato” il modo in cui la natura, usando pochi tipi di molecole, costruisce strutture complesse. Allo stesso modo, servendosi dinanoparticelle di polietilene, gli scienziati americani sono riusciti ad arrivare a imballaggi costituiti da strati con diverse proprietàma tutti in uno stesso polimero facilmente riciclabile.

Il packaging è una delle sfide più ardue se vogliamo creare un’economia circolare: ogni anno negli Stati Uniti decine di milioni di imballaggi continuano ad andare in discarica. Speriamo che il nostro design non rappresenti solo un nuovo standard di plastica con prestazioni elevate e allo stesso tempo riciclabile, ma che stimolerà anche altre persone a pensare ad altri modi con cui possiamo trasformare prodotti molecolari in servizi attraverso una buona progettazione”, spiega Eric Beckman, docente di Ingegneria chimica all’università di Pittsburgh.

Ad essere premiata è stata anche l’azienda spagnola Aronax Technologiesche ha messo a punto un additivo composto da particelle di silicati e ossido di ferro applicabile a un materiale plastico e in grado di proteggere prodotti delicati come caffè e medicine risultando allo stesso tempo riciclabile. Grazie alle loro proprietà magnetiche infatti, dovrebbe essere più facile identificare e separare le particelle dell’additivo in fase  di riciclo.

Altri 600mila dollari sono stati poi divisi equamente tra tre innovazioni legate a nuovi imballaggi in bioplastiche degradabili in impianti di compostaggio, in modo da permettere il recupero della materia attraverso la sua trasformazione in fertilizzante agricolo.

Lavorando insieme, Full Cycle Bioplastics, Elk Packaging e Associated Labels and Packaging hanno ottenuto un imballaggio in bioplastica multistrato utilizzabile per confezionare sia prodotti alimentari, sia detersivi. La materia prima sono rifiuti organici e scarti agricoli, in modo da evitare così il consumo di suolo e l’uso di sostanze chimiche per l’agricoltura che molte ricerche scientifiche indicano come punti deboli delle plastiche a base vegetale.

Un altro packaging a più strati con gli stessi lati positivi arriva dal centro di ricerca finlandese VTT. Un imballaggio che sfrutta le proprietà protettive della cellulosa: “Questo materiale è molto adatto per il packaging ed è già usato per il cartone.

Visto che non ci sono materiali bio-based ben funzionanti con buone proprietà barriera disponibili sul mercato del packaging per il cibo, abbiamo iniziato a studiare le potenzialità della cellulosa per questo scopo”, racconta il professor Ali Harlin, che da tempo conduce ricerche nel campo delle biomasse legnose.

Infine l’ultima innovazione premiata è quella che arriva dal Fraunhofer Institute for Silicate Researchche ha sviluppato un rivestimento compostabile per imballaggi formato da biopolimeri e silicati, in grado di proteggere il cibo da una degradazione precoce. I ricercatori tedeschi hanno sviluppato anni fa uno strato isolante e trasparente molto efficace, ma non compostabile, a cui è seguita adesso una nuova generazione bio-based.

 

 

Leggi l’articolo originale su LaStampa.it

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