Honduras: una nuova legge minaccia i già perseguitati ambientalisti

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Protesta in memoria di Berta Cáceres, assassinata nel 2016. Foto: Comisión Interamericana de Derechos Humanos, usata con permesso di Creative Commons (CC BY 2.0).

Protesta in memoria di Berta Cáceres, assassinata nel 2016. Foto: Comisión Interamericana de Derechos Humanos, usata con permesso di Creative Commons (CC BY 2.0).

In Honduras, una legge approvata di recente stabilisce che i manifestanti non possono organizzare manifestazioni di protesta senza rischiare di essere considerati criminali, o addirittura “terroristi“, [es] e si è aggiunta agli altri pericoli che gli attivisti per l’ambiente corrono in questo Paese.

Secondo il codice penale, gli organizzatori delle manifestazioni rischiano 20 anni di carcere, 15 anni i normali partecipanti, a prescindere dalle ragioni della protesta.

Questa legge rappresenta un nuovo ostacolo per i cittadini della nazione centroamericana, dove i manifestanti devono far fronte ad atti di violenza a volte letali, anche solo per difendere i loro diritti e le loro terre. Secondo l’ONG Global Witness piu’ di 120 attivisti [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] sono stati uccisi “dalle forze dello stato, guardie di sicurezza o sicari” negli ultimi otto anni mentre molti altri sono stati incarcerati.

In Honduras l’attivismo è stigmatizzato sin dal 1963, quando il paese ha subito due decenni di dittatura militare. La crisi costituzionale del 2009 non ha fatto altro che esacerbare l’oppressione.

“Una nuova legge in Honduras minaccia ulteriormente gli attivisti, in una nazione già considerata la più rischiosa al mondo per i difensori di cause.”

 

La complicità tra ricchi e potenti

Secondo quanto riportato da Global Witness, i diritti degli attivisti, e talvolta persino le loro vite, vengono schiacciati a causa della combinazione degli interessi politici e commerciali dei potenti. Gli esempi più appariscenti dell’oppressione da parte dello stato colpiscono coloro che difendono le loro terre e le preziose risorse naturali in esse contenute.

I manifestanti sostengono che le politiche del governo per favorire il commenrcio hanno causato danni ambientali e danno delle comunità rurali. È per questo che le comunità protestano.

Grossi investimenti, come per la costruzione di dighe per la produzione di energia idroelettrica e villaggi turistici di lusso, costituiscono una minaccia in particolare per il modo di vivere delle popolazioni locali, che di solito non vengono consultate prima dell’inizio dei progetti.

Alcuni degli attivisti che hanno fatto sentire la propria voce di protesta contro questi progetti, nel farlo hanno pagato il prezzo più alto. Un esempio importante è quello di Berta Cáceres, assassinata [it] dopo aver protestato per anni contro la costruzione di una diga sul territorio della sua comunità.

Cáceres sosteneva che la diga rappresentava una minaccia per una sorgente d’acqua vitale e sacra per la sua comunità.

Non sorprende che vengano fatto pochi progressi nelle indagini sulla sua morte. Secondo un’inchiesta condotta dal quotidiano britannico The Guardian, il nome della Cáceres figurava in una lista nera della giunta militare insieme a quelli di altri leader ambientalisti. Il messaggio di Twitter riportato di seguito e scritto da COPINH, l’associazione fondata dalla Cáceres, mostra gli hashtag, diventati virali “#19MesesSinJusticia, #JusticiaParaBerta y #FueraDESA”. DESA è l’acronimo di una compagnia elettrica, “Desarrollos Energéticos S.A.”.

#19mesisenzagiustizia #giustiziaperberta #desafuoridallescatole (DESA è un acronimo per “Desarrollos Energéticos S.A.” – Sviluppo Energetico SpA)

Dalla morte della Cáceres sono stati uccisi almeno altri sette attivisti e molti altri sono in pericolo, inclusi i manifestanti e gli studenti. Le proteste nelle università , cominciate oltre un anno fa a seguito dell’ aumento significativo delle tasse universitarie, sono state disperse di recente dalla polizia facendo ricorso a veicoli blindati e gas lacrimogeno.

Fino ad oggi, durante quest’anno 30 studenti sono stati chiusi in carcere per aver daneggiato le proprietà dell’Università Nazionale Autonoma dell’Honduras (UNAH) mentre altri hanno cominciato lo sciopero della fame.

Il 23 giugno 2017, il padre di uno studente arrestato è stato ucciso [es] poco dopo aver criticato la repressione organizzata dallo stato. Meno di tre settimane dopo, Luis Joel Rivera Perdomo, un leader del movimento studentesco presso l’UNAH è stato assassinato. La famiglia di Perdomo è stata costretta ad abbandonare la propria abitazione a causa delle continue minaccie.

Esortiamo il governo dell’Honduras a dare ascolto alle richieste internazionali di giustizia e di cessare l’ingiusto processo contro Yunior Alexander Oyuela e i suoi compagni studenti.

Detenzione di studenti in Honduras: Basta ai procedimenti giudiziari contro gli attivisti!

Eliminare il problema sul nascere?

Il 19 settembre 2017, il Congresso Nazionale dell’Honduras ha votato a favore di un’ulteriore limitazione ai diritti dei manifestanti, all’apparenza in nome della pubblica sicurezza. Per molti, il fatto che la nuova legge criminalizzi il manifestare pacificamente rappresenta una manovra da parte della classe politica per stroncare l’attivismo alla radice ed annullare il diritto di libera associazione.

Eugenio Sosa, autore di “Dinámica de la protesta social en Honduras” (Dinamica della protesta sociale in Honduras), in un’intervista con Upside Down World spiega che a seguito del colpo di stato del 2009 i cittadini sono stati particolarmente attivi nell’esprimere le proprie opinioni su questioni sociali ed ambientali. Questa nuova legge rappresenta un cinico tentativo di schiacciare la società civile una volta per tutte:

This [law] seeks to anticipate – to suffocate at times and above all anticipate – possible popular overflows … in the face of a general public that is very jaded by impunity, corruption, and very severe social inequality.

Questa [legge] cerca di anticipare – a volte di soffocare ma soprattutto di anticipare – possibili sommosse popolari… in un contesto sociale sfinito da impunità, corruzione e una forte disuguaglianza sociale.

Dall’approvazione della legge, sui social media gli onduregni hanno voluto mettere in mostra il contrasto tra i relativi privilegi di cui gode l’élite corrotta rispetto ai gravi rischi che corrono i manifestanti [es]:

La justicia en #Honduras
Roban el IHSS y otras instituciones 6-8 años de carcel
Protestas por el robo 20 años#NoMasCorrupción#Fuera JOH pic.twitter.com/VNidw1BItp

— Olimpisima (@olimpisima) September 22, 2017

La giustizia in Honduras: loro rubano [denaro dal] IHSS (Istituto di Sicurezza Sociale dell’Honduras) e da altre istituzioni: da 6 a 8 anni di carcere. Chi protesta contro il furto: 20 anni.

Nell’immagine: “Se tu rubi 7 miliardi dalla Sicurezza Sociale, ti danno dai 6 agli 8 anni di carcere, ma se manifesti contro il furto, ti danno 20 anni”.

Nel 2009, l’Honduras ha attraversato una crisi costituzionale terminata con quello che molti governi e organizzazioni per i diritti umani ritengono un golpe. L’esercito dell’Honduras, sotto il comando della Corte Suprema, ha spodestato il Presidente Manuel Zelaya mentre cercava di radunare un’assemblea costituente per riscrivere la costituzione. Da allora, il governo de facto, diretto da Roberto Micheletti, ha messo in atto il coprifuoco e, secondo quanto riportato da Reuters, un “blackout dei media”, con la censura di molti mezzi di comunicazione. L’attuale governo, guidato da Juan Orlando Hernández, è spesso in prima linea con scandali riguardanti corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Leggi l’articolo originale su Globalvoices.org

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