#Reporter Ambientale per un giorno (Acireale): dieci anni di inquinamento e installazioni antropiche lecite e illecite hanno decimato vegetazione marittima e ittiofauna compromettendo peculiarità paesaggistiche, pesca e turismo

 

La Timpa. Foto: Geolore

 

Ci troviamo nello specchio di mare incorniciato dalla imponente Timpa di Acireale (CT), una gigantesca scarpata di faglia (ibleo-maltese) che sovrasta questo meraviglioso tratto di mare che da Stazzo (frazione di Acireale) continua fino a Capomulini (frazione di Acireale). Una faglia che solleva la città di Acireale a circa un centinaio di metri sul livello del mare per poi via via degradare in direzione di Capomolini.

Negli anni, nel corso delle mie frequentazioni e di quanti amano il borgo marinaro di S. Maria La Scala, sito proprio ai piedi della Timpa, ho visto aumentare la presenza di strisce di colore marrone (miste a schiuma) e qualche residuo solido galleggiare sul mare. In particolare, in certi orari, all’incirca verso mezzogiorno, queste scie si avvicinano alla costa per poi allontanarsi nel pomeriggio sera in direzione di Catania. Anche quando non dovessero vedersi scie, la trasparenza dell’acqua è compromessa da una torbidità costante che limita la visibilità ad una distanza tra i 3 e i 5 metri. Il fenomeno, da più di un ventennio, interessa purtroppo un’ampia parte della costa Ionica, da Praiola fino a Catania.

 

Così si presentavano le Gorgonie (specie coralline diffuse nei fondali di queste zone) in una immagine scattata dieci anni fa da un sub locale

 

Oggi mancano all’appello molte specie algali conosciute in loco come: lattuga di mare, il mauro (alga rossa, specie edule), la quercia marina, gli echinodermi (il “riccio monaca”, Tripneustes ventricosus, il “mascolino”, Arbacia lixula ed il “riccio femmina”, Paracentrotus lividus), la “spugna” (Spongia officinalis) e gorgonie. L’ittiofauna, come lamentano i pescatori locali, si è anch’essa ridotta drasticamente. Altri fenomeni riguardano, in specifici settori, la moria totale di specie fotosintetiche che lasciano il fondale roccioso ricoperto da un deposito marroncino e melmoso.

Quali le cause? Vengo fatte diverse ipotesi: la presenza spropositata di blocchi di cemento frangi-flutti e di sistemazioni portuali che possono intorbidire l’acqua; un’estesa istallazione vivaistica tra Praiola e Guardia Mangano (Acireale); l’uso di diserbanti e prodotti fitosanitari. Recentemente, la guardia costiera ha rilevato lo scarico di quattro collettori abusivi accanto ad altri quattro (autorizzati) in zona Macchia di Giarre (CT).

 

A distanza di un decennio le Gorgonie attestano un cattivo stato di salute (ripresa subacquea effettuata nella zona di recente)

 

Non è dato sapere per quanto tempo ancora questo tratto di costa, nonostante tutto, possa parzialmente sopravvivere. Finora il dominio di correnti marine periodiche e le sorgenti di acqua dolce molto fredda hanno potuto garantire ossigenazione e un buon ricambio delle acque, mantenendo così piccolissimi tratti di mare puliti.

In “superficie”, però, le cose sembrano già compromesse. Le conseguenze negative, cioè, si riverberano da tempo su economia e società. L’impatto sulla pesca è stato devastante. La riduzione del pescato causata da inquinamento e sovrasfruttamento ha innescato pratiche illegali di pesca notturna. Sub dotati di bombole, cioè, fanno razzia di molluschi, ricci e pesci di tana rimasti. Così, ad esempio, sono spariti i comunissimi Ricci di mare. Gran parte del pescato offerto in zona durante le sagre, nelle pescherie o nelle trattorie, è decongelato o di altra provenienza geografica.

Il tradizionale turismo “funzionale” è stato progressivamente rimpiazzato da un turismo apparente, costituito cioè da una maggioranza di residenti che affollano, nel solo periodo estivo, stabilimenti balneari e locali adiacenti. Il proliferare di costruzioni a ridosso del mare, ne ha completamente occultato la vista in tutta la costa acese, ad eccezione dei pochi interstizi rimasti tra un edificio e l’altro. Le preziose spiaggette di sabbia nera vulcanica, rare e bellissime un tempo, sono state invase da moli e attracchi per diportisti domenicali. Il comune di Acireale ha così pensato di costruire dei solarium in legno dove dirottare i bagnanti e destinare quello spazio all’esercizio commerciale di un chiosco. Nonostante ciò il paesaggio odierno, visto da vicino, risulta fortemente deturpato e non può di certo più esercitare un richiamo turistico serio, dato che i costi dei servizi superano ampiamente la qualità dell’ambiente offerto.

Capomolini, Santa Maria la Scala, Santa Tecla, Stazzo, erano tutti dei piccoli borghi marinari etnei, nati in prossimità di un attracco costiero naturale con spiaggetta, caletta e una rinfrescante sorgente d’acqua. Oggi, almeno per quanto riguarda Santa Maria la Scala, non esistono più né la cascata, né il mulino ad acqua (nonostante resista  l’ attività di lavorazione del grano).

Ho cercato di far conoscere gli avvenimenti tramite un gruppo su facebook “difendiamo il mare di Aci e Galatea”, sulla pagina web “Santa Maria La Scala” e, ancora, attraverso eventi culturali. Continuo a sperare che attraverso una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso i valori della tutela della natura e delle risorse, si possa invertire la tedenza; si possa cambiare l’espressione rassegnata di quanti, cittadini e dei bagnanti, dinnanzi alle strisce dei liquami in mare, si lasciano andare ad un laconico “aspettiamo che vadano via”.

 

#Questo articolo fa parte dell’iniziativa “Reporter Ambientale per un giorno”, lanciata da Giustiziambientale.org in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente (5 giugno 2017)

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

10 + diciotto =