Un altro sfratto violento, in nome della conservazione ambientale, ha lasciato più di 1000 famiglie senza casa e senza terra in India. Questo lo scenario nella riserva di Amchang, nello stato dell’Assam a nord-est dell’India, in cui tensioni politiche, disastri climatici e problematiche socio-economiche hanno reso vulnerabili la maggior parte delle comunità indigene un tempo sovrane di queste ricche foreste paludose.

Le foreste protette di Amchang, una riserva che si trova a ridosso della cittadina del capoluogo di stato, Guwahati, nel distretto di Kamrup, il 27 novembre sono state terreno di ingiustizie e grosse violazioni di diritti umani. Lo sgombero di moltissime famiglie è stato guidato da oltre 3000 uomini della polizia dell’Assam che con l’aiuto di elefanti e ruspe hanno distrutto più di 700 case. Con la stagione invernale alle porte, donne, uomini, bambini e studenti si sono ritrovati dalla mattina alla sera senza un tetto dove rifugiarsi. Numerose persone hanno riportato lievi lesioni, mentre quattro, rimaste gravemente ferite, sono state trasferite in ospedale.

Tutto ciò nonostante le proteste da parte delle organizzazioni locali contro l’ordine di sfratto esecutivo varato lo scorso agosto dal partito BJP (Bharatiya Janata Party), al potere nello stato dell’Assam, che già in quell’occasione, e senza preavviso, fece radere al suolo 300 case.

Le famiglie sfollate, senza nessun piano di ricollocazione e di compensazione, provengono dalle comunità indigene dei Mishing, Karbi, Bodo, Garo e Erano, e vivono in queste zone forestali dal 1980/90. Molte di loro sono state vittime di un espansionismo urbano che ha lentamente invaso le loro terre, mentre altre, evacuate dalle loro case per via degli eventi alluvionali – disastri naturali cui l’Assam si ritrova ad affrontare ogni anno- si sono insediate in questi territori in assenza di una ricollocazione alternativa da parte del governo.

Illegali per chi e per cosa?

Diversi elefanti sono stati utilizzati per demolire le abitazioni. Foto: Biju Boro/AFP/Getty Image

In assenza di un appiglio giuridico per mandare via le numerose famiglie, la corte suprema dell’Assam ha reso ‘illegali’ gli insediamenti in loco, basandosi sul principio del “territorio forestale protetto” e, di conseguenza, ha ordinato lo sgombero dei villaggi. Ciò è avvenuto a seguito di un’istanza presentata da un’organizzazione ambientale, Early Birds, che chiedeva l’espulsione delle comunità indigene in nome della protezione del territorio, considerando un danno la presenza di queste per la conservazione dell’ambiente.

Secondo i vari report del caso e le diverse dichiarazioni da parte delle comunità locali, però, non vi è stata alcuna ispezione da parte delle autorità per verificare lo stato di pericolo ambientale dovuto alla presenza dei villaggi. Le stesse comunità locali sostengono inoltre che lo sgombero è stato richiesto solo per quelle comunità che vivono ai margini del parco nazionale, e non per quelle insediatesi all’interno, come dichiarato dal Ministero statale delle foreste e dell’ambiente, Mrs. Pramila Rani Brahma.

Non vi è nessun documento specifico né legge particolare che possa giustificare lo sgombero dei cittadini ai margini del parco nazionale di Amchang. In virtù di cosa queste popolazioni sono state sfrattate? E qual è il reale interesse dello stato dell’Assam su questo territorio, a parte la conservazione ambientale?  

Nel giugno del 2017, il ministero dell’ambiente e delle foreste ha dichiarato ‘eco-sensitive zone‘ (ESZ), o zona ecologicamente sensibile, un’area pari a 109.99 kmq intorno alla riserva protetta. L’individuazione dell’ ”eco-sensitive zone‘ non è stata tuttavia raggiunta mediante un processo adeguato e lineare. Esiste infatti una legge secondo la quale per classificare una ESZ, bisogna preventivamente informare e coinvolgerne la popolazione residente, quindi istituirla solo in seguito al consenso da parte dei cittadini. Questa prima infrazione prelude a qualcosa di molto più preoccupante.

Secondo diversi attivisti del luogo, la notifica della ESZ sembra sia stata utilizzata come pretesto per sgombrare la zona e renderla quindi accessibile all’espansione urbana, dato che la Riserva di Amchang si trova proprio alle porte di Guwahati. 

Le parole dell’attivista Samar ci illuminano su quanto è in atto nel nord-est dell’India: “La realtà è che in Assam sussistono ancora dinamiche coloniali rispetto all’acquisizione delle terre. Nonostante tutto ciò sia ormai anti-costituzionale, leggi “consuetudinarie” di questo tipo sono ancora, di fatto, in grado di  mantenere viva una classe dirigente elitista e castista. Questo dimostra quanto la classe governativa attuale sia poco attenta alle necessità del popolo. Questo sfratto è totalmente illegale cosi come è illegale la distribuzione della terra assegnata alle industrie presenti nel territorio”.

Lo stesso Samar fa riferimento alle industrie del cemento e del tè che, pur trovandosi a ridosso della stessa ESZ, non hanno ricevuto alcuna notifica di sfratto, a dispetto delle popolazioni indigene che sono solite vivere in armonia con la natura e che, invece, sono state considerate lesive per l’ambiente. Una sfacciata contraddizione.

Da segnalare, inoltre, il fatto che molti media abbiano dato risalto alla notizia denunciando come il governo statale avesse concesso enormi tratti di foresta, incluso un corridoio di elefanti, alla Patanjali di Ramdev.

Diritti solo sulla carta 

In teoria le comunità indigene sarebbero pure altamente tutelate dalle diverse leggi indiane. Tali leggi, però, nella pratica vengono completamente disattese. La Forest Rights Act (FRA), ad esempio, è una legge nazionale, varata nel 2006, che riconosce il diritto di popoli indigeni e comunità forestali di abitare le foreste e vivere nelle loro terre ancestrali, comprese le zone ambientali protette. La FRA, inoltre, riconosce alle comunità forestali il diritto di raccoglierne i frutti, seguire le proprie tradizioni e ricevere lotti di terra in compensazione di un’eventuale fuoriuscita dalla foresta (che comunque deve avvenire consensualmente).  La legge, per di più, fornisce uno strumento per la consultazione con il Gram Sabha, l’assemblea della comunità tribale, che deve essere presa in considerazione in merito a qualsiasi decisione riguardante l’espansione delle aree protette e la regolamentazione all’interno di zone forestali, protette o meno.

La FRA riconosce inoltre la possibilità di gestire in maniera comunitaria la zona forestale, tradizionalmente protetta dai diritti gestionali comunitari (Community Forest Rights), conferendo al Gram Sabha autorità e potere democratico. Una norma all’avanguardia che, purtroppo, continua ad essere trascurata nelle zone protette del paese.

Conservazione uguale espropriazione

Photo: Reuters.

È triste, eppure è sempre più evidente il fatto che le politiche di conservazione siano sempre più basate sull’esclusione delle comunità locali e sulla creazione di aree cosiddette “incontaminate”, le quali diventano pretesti formali e sostanziali per procedere all’espropriazione delle terre indigene.

Lo sfratto avvenuto nella riserva di Amchang non è il primo caso nello stato dell’Assam. Sempre a novembre di quest’anno, alcune comunità sono state sfrattate dalle loro case nella zona di Sipajhar del distretto di Darrang. L’anno scorso, invece, 3000 famiglie furono brutalmente sfollate dal parco nazionale di Kaziranga. Anche allora non ci fu alcuna ricollocazione o una qualche forma di compensazione, bensì solo 2 vittime nel conflitto.

L’espulsione è avvenuta in totale violazione della FRA, dei trattati internazionali con i quali si tutelano i diritti degli indigeni e soprattutto nell’inosservanza delle leggi interne allo stato d’Assam. Eppure il vice commissario del distretto ha annunciato: “stiamo procedendo con le indagini per verificare chi siano quelle persone, tra gli sfrattati illegali dal parco Amchang, che in precedenza avevano già perso la terra a causa delle alluvioni. Il governo statale assicurerà la loro riabilitazione a Guwahati e nei dintorni”.

Ma ci si domanda: perché una compensazione se, in base alla legge, questi popoli hanno il diritto di rimanere nelle loro terre? Perché la FRA non è stata presa in considerazione? E dove alloggeranno ora queste persone?

La vicenda di Amchang va oltre l’illegalità, intesa come infrazione delle norme giuridiche. Essa deve essere considerata nella sfera della violazione dei diritti umani. Polvere e macerie sono ciò che rimangono oggi nel distretto di Kamrup, nella riserva di Amchang. Gli studenti che stavano terminando i loro esami finali, sono riusciti a malapena a prendere i loro libri dalle case. Senza più scuole, però, non ci sono più nemmeno esami. Le madri, sconfortate, versano lacrime sulla sorte toccata loro, e c’è chi nella confusione e nello shock è riuscito almeno a portare con sé il fornello elettrico da cucina, comprato con gli ultimi risparmi del mese.

Anziché riconoscere i diritti alla terra ai suoi cittadini, il BJP (il partito considerato ormai “anti-popolo”), continua a svendere le terre alle industrie del tè e del cemento, numerosissime intorno alle foreste protette di Amchang, e persiste nella promozione di progetti ad alto rischio sociale e ambientale, come la bio-raffineria Numaligarh Refinery Limited (NRL) ai margini del parco nazionale di Kaziranga. E, come se non bastasse, gli attivisti per i diritti umani continuano ad essere vittime di repressione, creando uno stato di allarme e insicurezza sociale nello stato.

 

 

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* Contributor di Giustiziambientale.org, Nora vive in India dove si batte per i diritti umani e ambientali. Cura un blog in cui raccoglie impressioni, notizie e approfondimenti che accompagnano la sua esperienza nel subcontinente.

 

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