Insurrezioni silenziose

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I cambiamenti veri si producono quasi sempre nella vita di ogni giorno, li mettono in atto gruppi di persone che hanno relazioni sociali dirette tra loro. Non sono facili da scoprire e non sappiamo mai se si trasformeranno o meno in azioni di massa. Quando però riusciamo a guardare oltre le apparenze e ad ascoltare qualcosa di diverso dalle notizie sempre uguali fornite dal circo dei grandi media, possiamo a volte accorgerci di qualcosa che si sta muovendo in modo sotterraneo, di persone che si spostano dal posto che lo Stato e il mercato hanno loro assegnato. Accade, per esempio, in America latina, dove – al di là del tramonto del ciclo segnato dai governi progressisti e della consistente ascesa delle destre politiche – alcuni gruppi collocati nei gradini più bassi delle società gerarchiche stanno aprendo nuovi cammini. Inventano insurrezioni che non fanno rumore e sono spesso invisibili, anche perché stanno costruendo autonomia invece di proporsi solo di occupare le istituzioni esistenti. Sono i germogli di mondi nuovi che nascono dalle macerie del vecchio

 

Una giovane indigena nasa della regione andina nel sud-ovest della Colombia. Foto el tiempo.com

I grandi cambiamenti cominciano sempre da piccoli movimenti invisibili agli analisti che stanno in alto e ai grandi media, come segnala uno dei comunicati dello zapatismo. Prima che migliaia di persone occupino i grandi viali succedono processi sotterranei, dove gli oppressi “saggiano” le sollevazioni che dopo rendono visibili negli eventi di massa che l’accademia chiama movimenti sociali.

Quei cambiamenti succedono nella vita quotidiana, sono prodotti da gruppi di persone che hanno delle relazioni dirette tra di loro, non sono facili da scoprire e non sappiamo mai se si trasformeranno in azioni di massa. Nonostante ciò, nonostante le difficoltà, è possibile intuire che qualcosa sta cambiando se aguzziamo i sensi.

Qualcosa di questo genere sembra star succedendo in alcuni paesi dell’America Latina. Un compagno brasiliano ha considerato, durante un incontro di geografi con i movimenti sociali (Simposio Internazionale di Geografia Agraria – SINGA), che in questo paese siamo di fronte ad una “insurrezione silenziosa”. L’intuizione si basa su fatti reali. Nel seno dei movimenti sociali e negli spazi più poveri della società, le donne e i giovani, sono protagonisti di cambiamenti, si stanno spostando dal luogo assegnato loro dallo stato e dal mercato.

I veri movimenti sono quelli che modificano il luogo delle persone nel mondo, quando si muovono in collettivi e strappano le tessiture della dominazione. A questo punto, si deve mettere a verbale che non c’è una relazione diretta o meccanica di causa-effetto, giacché nelle relazioni umane le predizioni non sono possibili per la complessità che contengono e per l’interazione di una molteplicità di soggetti.

Negli ultimi anni ho potuto osservare questa tendenza di cambiamenti silenziosi all’interno di vari movimenti. Tra gli indigeni del sud della Colombia, gruppi di giovani nasa e misak ri-intraprendono la lotta per la terra che era stata paralizzata dalle direzioni, focalizzate sull’ampliamento delle relazioni con lo stato che fornisce loro abbondanti risorse. Qualcosa di simile sembra stare succedendo nel sud del Cile, dove una nuova generazione mapuche affronta la repressione statale con rinnovate forze.

Donne mapuche in Cile. Foto: http://www.cooperativa.cl

Tra i movimenti contadini consolidati, dove esistono potenti strutture di direzione, donne e giovani stanno intraprendendo dibattiti e proposte di nuovo tipo, che includono la mobilitazione e l’organizzazione delle persone che si definiscono LGTB (lesbiche, gay, transessuali e bisessuali).

Osserviamo anche un crescente attivismo in seno ai movimenti tradizionali dei militanti neri che costruiscono quilombos  e palenques (1), ma anche nelle università, come si può apprezzare nelle accademie brasiliane e colombiane dove aprono propri spazi.

Durante la “escuelita” ci hanno spiegato che la metà degli zapatisti hanno meno di 20 anni, una cosa che abbiamo potuto apprezzare. La partecipazione delle donne giovani è notevole. Coloro che hanno partecipato agli incontri di arte e scienza convocati dall’EZLN mettono in evidenza questa realtà. In altri movimenti appare l’organizzazione di bambini e bambine con assemblee che escludono i più grandi.

Che riflessioni possiamo fare su questa insurrezione silenziosa, che abbraccia tutta la società e in modo particolare i movimenti antisistema?  Senza pretendere di esaurire un dibattito incipiente, propongo tre considerazioni.

La prima è che le ribellioni in corso delle donne, dei popoli neri e indigeni e dei giovani di tutti i settori popolari, stanno avendo un impatto all’interno dei movimenti. Da un lato, stanno producendo un necessario ricambio generazionale senza allontanare i fondatori. Dall’altro, quel ricambio va accompagnato da modi di fare e di esprimersi che tendono a modificare l’azione politica verso direzioni che, per lo meno chi scrive queste righe, non è capace di definire con chiarezza.

La seconda è di carattere qualitativo, strettamente relazionata con la precedente. L’irruzione giovanile/femminile è portatrice di domande e culture elaborate all’interno dei movimenti, con sue proprie caratteristiche. Le donne in basso, per esempio, non innalzano il classico discorso femminista, né quello dell’uguaglianza né quello della differenza, ma qualcosa di nuovo che non mi azzardo a concettualizzare, anche se ci sono coloro che menzionano femminismi comunitari, neri, indigeni e popolari.

Il desiderio dei giovani zapatisti di mostrare le loro musiche e danze, è qualcosa di più di una questione artistica, allo stesso modo delle loro domande sulla scienza. In alcuni casi, come il mapuche o il nasa, si possono osservare cambiamenti che, da fuori, possiamo valutare come una radicalizzazione che non si focalizza solo sulle forme dell’azione politica, ma anche nel recupero di tradizioni di lotta che erano state quasi abbandonate dai loro anziani.

La terza, e forse la più importante, è che l’irruzione di quelli in basso, giovani e donne, va profilando un’altra concezione di rivoluzione, che si allontana dalla tradizionale teoria della rivoluzione di stampo leninista. Qui appare un’altra questione: come si fa politica in chiave quilombo/palenque? Come è la politica in chiave donna? Non mi riferisco alla partecipazione delle donne e dei giovani in basso nelle strutture già esistenti.

Le risposte le daranno gli stessi popoli, che stanno aprendo nuovi cammini, anche se l’analista in alto tende sempre a vederli con occhi e concetti del passato. Si tratta di costruire più che di occupare le istituzioni esistenti. Si vanno creando mondi nuovi o società nuove, se si vogliono nominare con i concetti di prima: poteri propri, giustizia propria in base, molte volte, a tradizioni e in altre al senso comune dei popoli; sanità, educazione e modi di occupare lo spazio in base a logiche non capitaliste.

Il mondo, il nostro mondo, sta cambiando in modo accelerato. Rifiutare quei cambiamenti, sarebbe come annullare la capacità trasformatrice che sta sotterrando il capitalismo ed erigendo un mondo nuovo sulle sue macerie.

 

(1) Oggi vengono definiti nuovamente con questi nomi, e con diversi altri ancora, alcuni spazi comunitari che assumono, in modo molto vario e anche molto diverso tra loro, alcune delle caratteristiche di esperienze di resistenza storica al dominio coloniale come le comunità di schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in Brasile o i luoghi isolati e difendibili dove si rifugiavano gli schiavi neri fuggitivi a Cuba. Per approfondimenti si può leggere, tra l’altro, qui qui (ndt)

Traduzione: Comitato Carlos Fonseca, che ringraziamo molto

Fonte: La Jornada

L’adesione di Raúl Zibechi a “Un mondo nuovo comincia da qui“, la campagna 2017  di Comune

Comune-info è una delle fibre dell’arazzo-mondo-nuovo

La sorte degli oppressi del mondo – sotto la tremenda tormenta che ci scuote – si giocherà interno alla capacità di creare, inventare, mondi nuovi. Ovvio che resistere è importante. Non è quello che noi, la gente comune, stiamo facendo da quando esiste l’umanità? Per los de abajo, quelli che stanno sotto, vivere è resistere ed è resistendo che abbiamo imparato a camminare.

Adesso, però, ci manca qualcosa in più. Qualcosa che sia la condizione perché la vita sia bella da vivere, perché non sia mera ripetizione – eterna, infinita – ; perché l’arte del vivere sia capace di neutralizzare le routine, le terribili e letali routine necessarie perché il capitale continui ad andare avanti con il suo processo di accumulazione. Una di quelle routine è quella che angosciava Pasolini negli ultimi anni della sua vita: il consumo, la cultura del consumismo, che non distingue tra sinistre e destre, né tra borghesi e proletari. Quel consumismo che trasforma noi che stiamo sotto in fotocopie di quelli che stanno sopra.

Comune-info è una ribellione contro la routine del consumare informazione amorfa, quella che non è capace di distinguere tra ciò che è importante e l’info-trash. Il cervello, dicono i saggi, non pensa con l’informazione ma con le idee. Ogni volta che entro nella pagina di Comune, ne esco con qualche idea nuova, oppure con vecchie idee presentate in forma originale. Comprendere la realtà-tormenta è indispensabile per poterci orientare nella burrasca, per non perdere il nord e, pertanto, la vita. Se non viviamo, non potremo neanche creare. Sopravvivere è il primo passo creativo che possiamo dare nel mezzo del caos-tormenta-sistemico.

Comune-info non è una pagina di informazione, e nemmeno solo di idee. È qualcosa di più: fa parte del mondo nuovo, è un luogo d’incontro e di riconoscimento tra quelli di noi che soffrono questo mondo e sono decisi a fare qualcosa perché la tormenta sia, anche, un’opportunità per creare il nuovo.

Per tutte queste ragioni, penso che valga la pena di sostenere la campagna del 2017. Per poter continuare a navigare tra onde gigantesche e per poter affrontare le molte teste di quella idra che chiamiamo capitalismo. Un compito molto complesso perché l’idra è fuori e dentro di noi. Comune è, insieme, la barca e lo specchio.

Saludos y suerte

Raúl Zibechi

 

Leggi l’articolo originale su comune-info.net

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