Classe 4°A dell’istituto Fossati-Da Passano

La Spezia, 5 aprile 2018. A seguito dell’incontro tra l’avvocato di Legambiente, il dottor Grondacci, e la classe 4°A dell’istituto Fossati da Passano, impegnata in un percorso didattico volto a sensibilizzare i giovani  sulla giustizia ambientale, sono emerse riflessioni, curiosità, e approfondimenti su aspetti, peraltro non ancora ufficialmente acclarati, riguardanti l’inquinamento del territorio spezzino, in particolare in riferimento alla discarica di Pitelli e ai “misteri” che aleggiano sul golfo della Spezia, dal quale salpò la “Jolly Rosso”, la famigerata nave dei veleni.

L’avvocato ci spiega che La Spezia ricopre una notevole rilevanza nell’ambito delle attività illecite di smaltimento dei rifiuti tossici.

“Spezia, in questo scenario criminoso, viene ad assumere un ruolo determinante, non solo per l’attività illecita del porto, ma anche per i traffici legati alla collina di Pitelli. Questi ultimi emergono  casualmente per il ritrovamento nel fiume Tanaro di un fusto contenente sostanze tossiche, contrassegnato con un numero di codice che riconduce, appunto, alla discarica di Pitelli. Nel 1994 la procura di Asti apre un’inchiesta e si comprende – come afferma il sostituto procuratore di Asti, Luciano Tarditi – che Spezia è un ‘crocevia del traffico di rifiuti tossici’. Viene pertanto aperto dalla procura della Spezia  un secondo filone di indagine. Come dicevo poco fa, anche l’attività del porto ha i suoi risvolti inquietanti, emersi tra l’altro durante i recenti dragaggi effettuati per consentire l’arrivo delle grandi navi da crociera. Durante i lavori si determinò una significativa compromissione delle acque del golfo, che causò una fuoriuscita di fanghi inquinanti tali da causare la moria delle coltivazioni di mitili”.

Le indagini legate alla Jolly Rosso a quali risultati hanno portato?

 

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