La zona forestale dell’Assam a Nord Est dell’India, dove si trova il famoso Parco nazionale di Kaziranga, è divenuta nuovamente teatro di attacchi e controversie. Il noto attivista per i diritti dei contadini, Soneswar Narah, è stato arrestato il 15 luglio dalla polizia statale mentre partecipava ad un dibattito pubblico organizzato dal Comitato Nazionale per il Controllo sull’Inquinamento. Il fatto è avvenuto durante la discussione in merito all’impatto ambientale della bio-raffineria Numaligarh Refinery Limited (NRL), progetto che dovrebbe sorgere nel quartiere di Golaghat, nei pressi del Parco Nazionale di Kaziranga.

Un trafiletto sull’ “Economic Times” riporta i termini dell’accordo per il progetto della bioraffineria. Immagine: http://www.nrl.co.in/internal_Default.aspx?id=news&Nid=42

La NRL, è una joint venture tra Bharat Petroleum, Oil India e il governo dell’Assam. Nel maggio 2016, l’unità del settore pubblico, sotto il ministero del petrolio e del gas naturale ha firmato un accordo con la società finlandese Chempolis-Limited per la costruzione della bio-raffineria, la prima in India. L’accordo iniziale è stato firmato nell’ottobre 2014, per un costo stimato di Rs. 950 crore ($ 148 milioni), in cui si stabiliva l’utilizzo delle ultime tecnologie finlandesi per produrre biomassa dal bambù, pianta abbondantemente disponibile nello stato dell’Assam.

La bio-raffineria, a differenza di una raffineria di petrolio, utilizza le biomasse come materia prima per la produzione di biocarburanti, che sono ritenuti green, grazie alla loro origine naturale derivante dalla lavorazione chimica delle piante. Inoltre le loro emissioni sono considerate meno nocive rispetto a quelle emesse dalla lavorazione dei carburanti di origine fossile. Tuttavia l’uso del bambù per la produzione dell’etanolo come biocombustibile solleva ulteriori questioni, e molte organizzazioni ambientaliste e sociali si stanno schierando contro la creazione di queste industrie. Infatti, mentre l’uso di etanolo diminuisce le emissioni di CO2 nell’aria, le emissioni di composti volatili organici nocivi aumentano i livelli di ozono e le emissioni di aria tossica. Questo modello è stato oggetto di dibattito in diversi stati del mondo, e gli effetti nocivi sono stati riscontrati nelle vaste foreste amazzoniche del Sud America, dove ecosistemi spettacolari ed insostituibili sono stati eliminati per sviluppare grosse piantagioni di monocolture da combustibile.

Inoltre il processo di coltivazione per la conseguente trasformazione di bambù in biocarburante richiede ulteriore manodopera e quindi un maggior dispendio di energia. Infatti esso non viene piantato e poi raccolto alla maturazione come le altre specie vegetali, ma bisogna aspettare dai tre a i cinque anni per la raccolta. È quindi discutibile se l’utilizzo di etanolo come biocombustibile fornisca più energia di quanto sia effettivamente necessario per la sua crescita e trasformazione.

Soneshwar Narah, fondatore dell’organizzazione socio-ambientale Jeepal Krisak Sramik Sangha (JKSS), è stato tratto in arresto dalla polizia di Golaghat proprio mentre stava mostrando gli aspetti negativi del progetto, evidenziando l’importanza del bambù come pianta essenziale nella vita di numerosi contadini, e i rischi nel sottrarre questa importante risorsa alle popolazioni locali per indirizzare il suo utilizzo a livello commerciale. Per esempio la produzione su larga scala ottenuta da monoculture di bambù, avrebbe un impatto diretto sui prezzi di acquisto dello stesso come materia prima per i contadini locali.

Come evidenziato da Soneshwar, e analizzato dai membri del Jeepal in una conferenza stampa a Delhi, i sopralluoghi per l’ubicazione della raffineria non hanno preso in considerazione gli impatti che questa potrebbe causare sulle adiacenti zone forestali protette. Essa dovrebbe sorgere a soli 6 km di distanza dalla foresta Deopahar, recentemente proposta dal governo come zona forestale protetta, e poco più distante dal Parco Nazionale di Kaziranga e il Garampani Wildlife Sanctuary, famosi per la protezione di animali selvatici come il rinoceronte in via d’estinzione. Vi è quindi un alto rischio di inquinamento sia per la zona forestale adiacente che per le acque del fiume Brahmaputra, che impatterebbe sia le specie animali che le comunità residenti nei dintorni. Inoltre a lungo andare la produzione di bambù come monocultura porterebbe alla deforestazione, accrescendo i conflitti (già forti) tra uomo e animali selvatici.

Kaziranga National Park. Immagine: http://www.7wonders.org/asia/india/assam/kaziranga/

La zona intorno al parco di Kaziranga è stata considerata una Eco Sensitive Zone, cioè una zona eco-sensibile in cui le attività industriali sono altamente proibite per il benessere e la salvaguardia dell’ambiente e per la protezione degli animali. Pranab Doley, un altro membro della Jeepal, sostiene che i controlli ambientali (Environmental Impact Assesment- EIA) siano stati manipolati dato che, infatti, è stato dichiarato che i parchi adiacenti alla zona in cui sorgerà la bioraffineria risultano trovarsi ad una distanza tale da permetterne l’approvazione, ossia ad un raggio maggiore ai 15 km. Le linee guida e gli ordini emanati dalle autorità per la creazione di una eco sensitive zone hanno impedito l’avvio di diverse attività economiche per i contadini della zona, mentre, per la creazione della bioraffineria le stesse linee guida non sono state rispettate. La manipolazione nei controlli ambientali non è un fatto nuovo. Avvenne infatti che per la costruzione di un campo da golf nella riserva di Deopahar, la stessa azienda che curerebbe i lavori della bio-raffineria, rase al suolo centinaia di alberi e innalzò un muro che impedisse lo spostamento degli elefanti. Il progetto venne fortemente criticato dal Tribunale Verde Nazionale (NGT) che ne ordinò l’abbattimento con conseguente reimpianto degli alberi distrutti.

“L’ordine è stato chiaramente non rispettato”, commenta Pranab Doley in un’intervista. Oltre alla violazione delle politiche ambientali nazionali per l’uso e la gestione dell’ecosistema, l’arresto di Soneshwar mostra l’inclinazione fascista dello stato dell’Assam, che continua ripetutamente a violare i diritti umani di chi si batte per i diritti delle popolazioni più deboli ed emarginate.

Il 15 luglio, giorno del dibattito pubblico, le stesse false accuse di “Tentato omicidio” e “Osteggiamento alla giustizia“ che hanno portato in carcere Soneshwar, sono state mosse anche contro Poley. L’attivista si trovava a New Delhi per accompagnare all’ospedale Akash Orang, un bambino di 7 anni bisognoso di cure per via delle ferite alla gamba provocate dalle guardie forestali del Parco di Kaziranga. Ciò vale a dimostrare l’inattendibilità delle accuse e l’ipocrisia della politica dell’Assam, che agisce in maniera incostituzionale e repressiva contro i suoi cittadini in nome di uno sviluppo iniquo.

In una successiva conferenza stampa, organizzata il 21 luglio a Delhi dalla National Alliance for People Movement, la Bhoomi Adhikar Andolan, Delhi Action Commmittee e Jeepal Krishak Sramik Sangha è stata fortemente condannata l’attitudine fascista del governo Indiano ed è stato richiesto l’immediato rilascio dell’attivista Narah Soneshawar, nonché la cancellazione di tutte le false accuse mosse contro Soneshwar e Doley. Difatti questa è la terza volta che Soneshwar e Doley vengono attaccati dallo stato Indiano per le loro attività politiche e sociali nel distretto di Golaghat. Ciò mostra l’inclinazione dello stato Indiano nel voler ‘punire’ coloro che si battono per i diritti umani.

Durante la suddetta conferenza, P. Doley (che da allora si trova a Delhi) ha reso la seguente dichiarazione alla stampa: “tutte le accuse mosse contro me e Soneshwar sono false e questo dimostra la vendetta e l’attacco premeditato del governo contro un’organizzazione che si sta battendo per difendere i diritti dei più deboli. Se lo stato mi considera colpevole di ciò per cui sono stato accusato, che lo provi, e che venga a Delhi ad arrestarmi”.

Soneshwar Narah è stato rilasciato sotto cauzione il 2 agosto, ma il caso giudiziario e politico che investe i due attivisti è ancora aperto.

Mentre in nome della “conservazione” si violano i diritti delle comunità forestali che si vedono privati delle proprie risorse naturali, le stesse risorse vengono poi “vendute” alle aziende di turno in nome dello sviluppo, infrangendo quelle stesse leggi emanate dallo stato in materia di tutela e protezione ambientale. Questo mostra la corruzione e l’indifferenza dello stato sia verso i suoi cittadini più deboli che verso la tutela dell’ambiente.

 

* Contributor di Giustiziambientale.org, Eleonora Fanari vive in India dove si batte per i diritti umani e ambientali. Cura un blog in cui raccoglie impressioni, notizie e approfondimenti che accompagnano la sua esperienza nel subcontinente.

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