Le prestazioni ambientali dell’industria in Europa: quanto inquina quella italiana

I profili dei 33 Paesi dell’European environment agency

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Secondo il rapporto “33 profiles of the member countries of the EEA” (Eea – 33), pubblicato oggi dall’ European environment agency (Eea), «L’industria in tutta Europa è responsabile di oltre la metà di tutto il biossido di carbonio, del particolato e altri importanti inquinanti emessi nell’aria».

L’Eea presenta i profili nazionali aggiornati sull’inquinamento industriale dei Paesi europei che riassumono i dati principali riguardanti l’industria e il suo consumo di energia e acqua, le emissioni di inquinanti nell’aria e nell’acqua e la produzione di rifiuti. C’è anche di peggio, ma il profilo dell’Italia non è esaltante, visto che l’industria del nostro Paese parte da un 22,05% di consumo totale di energia (sotto la media Ue) per un 18,66% di valore aggiunto lordo, mentre non è disponibile il dato sul consumo totale di acqua da parte dell’industria italiana..

L’Eea 33 fornisce un’istantanea aggiornata delle fonti di inquinamento industriale in tutta Europa e i profili interattivi dei 33 Paesi aderenti all’Eea riassumono gli ultimi dati disponibili per il 2015, mentre per i rifiuti si fermano al 2014. I profili nazionali completano il briefing Eea “Releases of pollutants to the environment from Europe pubblicato a to a luglio.

L’Eea sottolinea che «L’industria apporta un contributo significativo al benessere economico dell’Europa ed è responsabile di oltre un quinto del valore economico prodotto nell’Eea – 33». Le politiche dell’Unione europea – in particolare la strategia di politica industriale dell’UE – hanno come obiettivo quello di un settore industriale low-carbon e si basi su flussi di materia circolari e che necessitino sempre meno di risorse naturali, riducano le emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo e producano sempre meno rifiuti. Con i profili nazionali dell’inquinamento industriale, l’Eea analizza i progressi verso questi obiettivi generali e oggi constata che «Questo insieme di profili di Paesi dimostra che il settore industriale rimane una fonte significativa di inquinamento. Mentre le emissioni di gas serra e altre emissioni di inquinanti sono costantemente diminuite dal 2007, nel 2015 il settore emetteva ancora più della metà di tutto il biossido di carbonio, dei composti organici volatili non metanici, di particolato (PM10), di ossidi di zolfo e dei metalli pesanti cadmio, piombo e mercurio. L’industria energetica, i grandi impianti di combustione in particolare, è stata responsabile di un’ampia quota di emissioni di questi inquinanti. Ad esempio, a Malta, Repubblica ceca, Cipro, Polonia e Irlanda, nel 2015 i fornitori di energia hanno emesso oltre il 90% delle emissioni di ossido di zolfo».

Inoltre, l’industria è responsabile in media di un quarto del consumo energetico negli Eea – 33, con punte di circa la metà in Islanda e di oltre il 40% in Slovacchia e Finlandia.

Dal 2007 in Europa sono diminuite le emissioni di gas serra e altri inquinanti, ma ci sono eccezioni degne di nota come l’aumento delle emissioni di cadmio in Grecia e in Portogallo.

Invece, le emissioni delle grandi centrali elettriche sono globalmente in callo in tutti e 33 i Paesi Eea: ossido di zolfo -70%; PM10 -69%; ossidi di azoto – 46%.

Calano anche le emissioni industriali di inquinanti chiave per l’acqua come l’azoto, il fosforo, i composti organici totali (TOC) e importanti metalli pesanti, alcuni fortemente ed altri molto meno.

Ma l’industria è responsabile di oltre la metà dei rifiuti non pericolosi e di oltre due terzi dei rifiuti pericolosi prodotti nei 33 Paesi Eea. Complessivamente, tutti i sottosettori industriali, ad eccezione dell’energia, della produzione di cemento e della stessa industria dei rifiuti hanno riportato una riduzione della quantità di rifiuti prodotti dal 2004. In maniera simile agli impianti di trattamento delle acque reflue, l’industria dei rifiuti riporta i rifiuti secondari provenienti da altri processi industriali (e gestisce quelli da fonti non industriali come famiglie e servizi).

 

Leggi l’articolo originale su greenreport.it

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