#Reporter Ambientale per un giorno (comunità dell’Etna): mentre le discariche abusive proliferano a beneficio delle ecomafie, le direttive che vincolano i Comuni al raggiungimento del 60% dei rifiuti ricilabili vengono disattese

 

Tremestieri Etneo. Foto: Comune di Tremestieri Etneo.

Da poco la Regione Sicilia, attraverso il Dipartimento con a capo il Dottor Pollina, ha veicolato un messaggio chiaro ed impellente: tutte le amministrazioni comunali “devono” impegnarsi concretamente al raggiungimento del 60% di rifiuti riciclabili, perché è giusto e soprattutto perché la Comunità Europea è pronta a sanzionarci.

Alcune piccole realtà, fuori tendenza, si sono già organizzate per fare di questa imposizione il fulcro da cui creare benefici a vari livelli per la comunità: il comune che abolisce la tassa sulla spazzatura (spese in meno per il cittadino); il disoccupato che si organizza con la comunità locale per la raccolta differenziata, raccoglie a proprie spese gli scarti e successivamente li rivende alle aziende trasformatrici che ne ricavano materie prime, e tanti altri esempi di cui il web è testimone.

Ed eccoci a Tremestieri Etneo, San Giovanni la Punta e Misterbianco, dove invece il messaggio di obbligo alla partecipazione dei rifiuti rimane in superficie e non viene vissuto, cioè, né come concreto adeguamento concreto alle direttive, né come occasione di rilancio sociale ed ambientale.

 

Foto: FraGeo

 

A seguito di richiami istituzionali, i Comuni summenzionati hanno intrapreso una serie di iniziative di monitoraggio con pulsazione di controlli. A settembre 2016, dopo un’intensa attività di volantinaggio si è arrivati all’affissione di cartelli “intimidatori” in cui si dava avviso di controlli video ad opera del Comune ed altri cartelli, di natura privata, in cui proprietari di appezzamenti, seppur recintati e delimitati, informano i passanti: “E’ severamente vietato lasciare rifiuti”; come se tale osservanza non fosse abbastanza esplicita in un codice non scritto di educazione civica.

Per i cittadini di queste realtà territoriali, dunque, la differenziata non è considerata come opportunità di cambiamento virtuoso. Piuttosto, essa viene percepita o come scelta di vita impegnativa oppure come punizione al contribuente che, a dire di molti, sarebbe “costretto” a programmare la settimana in base a quando conferire scarti maleodoranti. Una reazione che, dunque, sfocia nell’egocentrismo dei singoli (la casalinga che deve sbarazzarsi anzitempo delle lische del pesce).

Paradossi causati dall’ignoranza o qui il problema ha radici più profonde?

Quali sono le diverse figure coinvolte? Le amministrazioni locali, in primo luogo, producono sforzi minimi e formali (diffondendo le regole per il conferimento e qualche report per tenere “buoni” gli organi ambientalisti) con l’obiettivo di non deludere troppo un elettorato diviso tra i lassisti e, tutt’al più, i superficiali perbenisti a cui basta vedere pulito sotto casa propria.
La denuncia implicità di questo articolo non scuoterà nessun organo competente e non darà l’illuminazione all’etneo incivile; quindi perché avanzarla?

Perché dopo tanto fermento, nei comuni sopracitati la spazzatura delimita le caraggiate limitrofe al centro urbano. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Vi si trovano tutti i tipi di scarti che, una volta trasportati sul tetto delle auto, vengono poi scaraventati al passaggio: dal frigorifero alle carcasse di animali domestici fino ai rifiuti giornalieri organici.

 

Foto: FranGeo

 

Al fine di limitare l‘insorgere di discariche itineranti il Comune ha pensato, equiparandosi all’intelletto dei “criminali” dell’ambiente, di affiggere cartelli di messa a conoscenza che l’area (vastissima!) sarebbe sottoposta a vigilanza video continua. Un atto dovuto ma che rispecchia l’insufficienza di mezzi e di intenzioni effettive di cambiamento dato che, inutile dirlo, tali videocamere non sono state mai installate!

 

Foto: FranGeo

 

Un’“astuzia” che rispecchia la filosofia degli ultimi 30 anni, quella che ha permesso di aggirare la raccolta differenziata fornendo alibi al commissario di turno, il cui attendismo ha procrastinato e dunque soffocato il progredire della cittadinanza verso modelli virtuosi.

 

Foto: FranGeo

 

Consideriamo pure che ci troviamo in Sicilia dove, spesso, una tale “astuzia” è in realtà funzionale al gioco dell’impresa mafiosa di turno che, di fatto, riveste il ruolo di organizzatore e garante dei servizi al pubblico e da cui quindi ricava introiti succulenti. In questo “gioco” non può esserci spazio per i comuni “virtuosi” in materia di differenziata: il non riciclabile (i rifiuti in discarica) sarebbe ridotti al 40%.

Questo aspetto condiziona o no l’inefficienza nel far rispettare la raccolta porta a porta? Comunque la si voglia vedere, il risultato è quello di degrado ambientale e sociale: i campi agricoli e le falde acquifere vengono contaminate da rifiuti anche pericolosi; l’aria si inquina; la convivenza per gli abitanti è una condanna senza colpe.

Di seguito una mappatura delle discariche abusive (che andrebbe di sicuro integrata con altre discariche segnalatemi ma non ancora rilevate):

 

In rosso i percorsi delle discariche abusive
In rosso i percorsi delle discariche abusive

 

#Questo articolo fa parte dell’iniziativa “Reporter Ambientale per un giorno”, lanciata da Giustiziambientale.org in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente (5 giugno 2017).

 

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