‘Reporter ambientale per un giorno’ (Como): l’incendio nello stabile della vecchia fabbrica ci ricorda che ogni discarica restituisce quanto è stato abusivamente conferito, proprio come nella “Leonia” di Italo Calvino

 

Un cumulo di rifiuti all’esterno dell’ex “tessitura Walter”. Foto: Valeria Pagani

Girando per Oltrona San Mamette, un piccolo paese della bassa comasca, si trovano ancora inseriti nel tessuto urbano alcuni edifici industriali vuoti, abbandonati, segni di un fiorente passato legato all’industria tessile ormai tramontato. Fino alla fine del secolo scorso, all’interno del territorio comunale (esteso per 2.6 kmq), si potevano contare almeno cinque tessiture in funzione, che davano occupazione ad una larga fetta di popolazione.

L’ex tessitura Walter faceva parte, fino a qualche giorno fa, di quegli scheletri urbani in disuso che “arredano” in maniera spettrale il paesino. A differenza degli altri siti industriali dismessi, però, la fabbrica in questione nascondeva altre sgradevoli “sorprese”. Nel pomeriggio del 30 marzo 2018, infatti, all’interno degli edifici si è sviluppato un violento incendio che ha causato l’innalzamento di una densa colonna di fumo nero visibile anche a qualche chilometro di distanza. Le forze dell’ordine avevano da poco posto sotto sequestro lo stabile, in quanto avevano scoperto al suo interno un’enorme quantità di rifiuti illegalmente stoccati: una discarica abusiva contenente 1300 metri cubi di rifiuti.

Si fanno largo nella mente alcune parole che, già nel 1972, Italo Calvino aveva scritto immaginando delle città “impossibili”, nate e costruite, forse, a partire da una presa di coscienza riguardo a quelle che stavano diventando delle città invivibili. E così scrive di Leonia, la città spazzatura che ogni giorno espelle ed accumula detriti, ma…

Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni giorno la città si espande e gli immondezzai devono arretrare più lontano, le cataste s’innalzano si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Il pattume di Leonia piano piano invaderebbe il mondo, se sullo stesso immondezzaio non stessero premendo immondezai d’altre città.” (“Le città invisibili”, Italo Calvino).

Quella a cui rimanda Calvino è certo un’immagine caricaturale eppure, purtroppo, non così distante dalla realtà o da quella che con ogni probabilità sarà la realtà in un futuro oramai prossimo.

Tornando ai giorni nostri, 7 dei 13.000 metri cubi di rifiuti stipati nell’edificio dell’ex Walter hanno preso fuoco. Per sedare le fiamme sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco, mentre il sindaco ha lanciato un appello via Facebook chiedendo ai propri concittadini di restare in casa e chiudere porte e finestre.  Sul posto sono arrivati anche i tecnici dell’Arpa, l’azienda regionale per la protezione ambientale, al fine di rilevare l’eventuale rilascio di sostanze tossiche ed inquinanti dovuto alla combustione del materiale stoccato. Fortunatamente, a seguito dei controlli effettuati con rilevatori portatili, il personale dell’Arpa ha comunicato di “aver escluso possibili contaminazioni dell’aria con sostanze inquinanti o nocive pericolose per la cittadinanza.”

Foto: Valeria Pagani

La questione di come gestire lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti è un tema scottante, oggi più che mai. Secondo l’ultimo rapporto dell’International Solid Waste Association (l’associazione mondiale che riunisce gli operatori del settore trattamento e smaltimento rifiuti), attualmente nel mondo vengono prodotte circa 4 miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno e si stima che nei prossimi 15 anni si arriverà a produrne circa 6 miliardi. La pressione che tale mole di rifiuti esercita  sull’ambiente non può che essere enorme sotto il profilo dell’impatto generato. Sorgono quindi spontanee alcune domande: come mantenere (o forse sarebbe più corretto dire “ripristinare”) un ambiente sano e salubre? Come rendere questa continua produzione di scarti sostenibile?

Foto: Valeria Pagani

Realisticamente parlando l’uomo si è già spinto ben oltre i limiti rigenerativi del pianeta e, tuttavia, pare che non abbia nessuna voglia di arrestarsi. Proprio per questo sarebbe a questo punto auspicabile una giustizia che metta tutti sullo stesso piano, ovvero che sia in grado di imporre a tutti (e per il bene di tutti) delle regole, se non per risolvere, almeno per limitare i danni prodotti.

Detto questo devo attrarre la tua attenzione su una qualità intrinseca di questa città ingiusta che germoglia in segreto nella segreta città giusta: ed è il possibile risveglio – come un concitato aprirsi di finestre – d’un latente amore per il giusto, capace di ricomporre una città più giusta ancora di quanto non fosse prima di diventare recipiente dell’ingiustizia.” (Le città invisibili, Italo Calvino)

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