Papua Nuova Guinea: deforestazione infinita

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Dalla foresta alla palma da olio. In Papua Nuova Guinea le compagnie del legname puntano all’agribusiness e chi si oppone viene picchiato e arrestato. Il governo ha annunciato più volte di voler cancellare gli accordi illegali, ma non lo ha mai fatto

 

Papua Nuova Guinea: deforestazione infinita
Deposito di legname, Papua Nuova Guinea. Foto: @Oakland Institute

Ogni anno 3 milioni di metri cubi di legno grezzo lasciano le foreste della Papua Nuova Guinea. A dirlo sono i dati della Fao sulle esportazioni della materia prima. I tronchi, nella maggior parte dei casi, finiscono in Cina, il principale partner commerciale per il mercato del legname. Le concessioni forestali, però, non bastano. Da più di 10 anni le compagnie di taglio del legno hanno messo le mani anche sul patrimonio terriero delle comunità locali.

In 10 anni venduto il 12% della Papua Nuova Guinea

Secondo le stime riportate nel report “On our land” (Sulla nostra terra) del centro studi californiano The Oakland Institute, tra il 2003 e il 2012 più di 5 milioni di ettari sono passati nelle mani di compagnie private attraverso il sistema degli “Special Agricultural Business Leases”(Sabl). Si tratta del 12% della superficie del paese. La maggior parte di questi accordi, che hanno superato i 300, prevede una concessione per 99 anni per lo sviluppo di attività agricole.

Il rapporto denuncia come la maggior parte delle aziende firmatarie di contratti non abbiano esperienza nella produzione agricola e come i Sabl abbiano, di fatto, velocizzato e incrementato il processo di deforestazione. Proprio le compagnie di esportazione del legname, infatti, hanno approfittato delle concessioni terriere, per accedere a nuove risorse forestali.

Frederic Mousseau, direttore strategico del centro studi The Oakland Institute, spiega a Osservatorio Diritti l’effetto delle concessioni agricole speciali sul patrimonio forestale:

«Normalmente, quando ottiene una concessione, la compagnia è obbligata al taglio selettivo. Con i Sabl, invece, l’azienda deforesta completamente l’area».

Tagliata la foresta, si creano piantagioni di olio di palma

Nelle aree deforestate stanno nascendo piantagioni di olio di palma. Le compagnie guadagnano prima tagliando la foresta e poi piantando gli alberi della palma. Nel 2012 le piantagioni di olio di palma coprivano già circa 136.000 ettari in cinque province del paese. L’80% della produzione di olio è nelle mani della “New Britain Palm Oil Limited“, una sussidiaria di una compagnia malese.

Il sistema dei Sabl, ufficialmente, avrebbe dovuto permettere ai proprietari terrieri di investire in progetti agricoli, con la garanzia della proprietà per un ampio periodo di tempo. L’effetto, però, non è stato quello previsto. Secondo i dati riportati nel documento “On our land”, il 75% degli accordi coinvolge società estere, molte delle quali malesi.

Le conseguenze della deforestazione per le comunità

«Le concessioni più vicine ai villaggi hanno tagliato la foresta che li circondava, privando la popolazione di frutti, legname e piante necessarie alle loro attività tradizionali», sottolinea Frederic Mousseau spiegando il profondo legame delle comunità con gli alberi e la natura. La foresta è il luogo in cui si trovano le piante medicinali, in cui riposano gli antenati…

 

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