#Reporter Ambientale per un giorno (Barletta): partire dall’educazione ambientale e dai centri del riuso per prevenire lampliamento delle discariche e cambiare paradigma

 

Reuce, Reduce, Recycle. Immagine: Green Planner Magazine

Prevenire è meglio che curare, non solo in campo medico. La regola, infatti, si adatta bene, e forse ancor prima che ad altri ambiti, all’ambiente: salute, benessere e vita sana dipendono strettamente dalle condizioni ambientali che viviamo quotidianamente. L’allarme scaturito dalla ben nota “emergenza rifiuti” negli ambiti territoriali italiani, l’attenzione rivolta dai mezzi di comunicazione e gli interventi di tutti coloro che si occupano, a diversi livelli di competenza, della tutela ambientale, sono stati utili a suscitare una maggiore sensibilità ecologica da parte dell’opinione pubblica. Si è compreso che, anche se non sono manifeste situazioni di allarme, la difesa dell’ambiente e la vigilanza per la salvaguardia del territorio devono essere esercitate continuamente e, anzi, è necessario agire prima che una qualsiasi situazione di allarme possa manifestarsi.
Di prevenzione dei rifiuti, in Italia e in Europa, se ne parla tanto e da tanto tempo. Le normative europee in materia ambientale, riprese e disciplinate anche in ambito nazionale, la definiscono come il primo passo nel ciclo sostenibile dei rifiuti, ponendola al primo posto nella gerarchia del trattamento dei rifiuti, prima ancora della preparazione per il riutilizzo, del riciclo, del recupero e dello smaltimento, ma di prevenzione in questo paese se ne è fatta sempre poca.

Il fenomeno noto come “sacchetto selvaggio” di cui siamo diretti testimoni, dell’abbandono indiscriminato di rifiuti che imperversa sempre di più nelle città e nelle campagne del territorio pugliese e, nello specifico della città di Barletta, mette in evidenza la scarsa sensibilità civica di chi continua a remare contro i già bislacchi sistemi di raccolta differenziata della città. Accanto a questo fenomeno, ve ne è un altro in costante aumento: quello dell’abbandono indiscriminato di rifiuti delle piccole imprese edili e medie aziende locali. Le strade di campagna e le spiagge sono letteralmente costellate da voluminosi sacchi di cascami, frattaglie e altri rifiuti di calzaturifici, maglifici e piccoli laboratori artigianali. Le aziende in questione pur di risparmiare sul costo dello smaltimento, sono disposte a tutto, soprattutto allo smaltimento irregolare dei rifiuti.
Purtroppo le politiche locali di controllo e gestione dei rifiuti, nonché di sanzionamento delle trasgressioni, sono ancora molto deboli o addirittura inesistenti, per l’assenza di piani di prevenzione dei rifiuti, la mancanza di incentivi alle alternative al conferimento in discarica, l’inadeguatezza delle infrastrutture per il trattamento dei rifiuti. In altre parole, troppi rifiuti finiscono in discarica, spesso senza alcun controllo, a discapito di quelle che potrebbero essere politiche di prevenzione legate alla costituzione di vere e proprie strutture per la raccolta, la riparazione e il riuso dei rifiuti: il riuso può essere considerato come alternativa al “buttare via qualcosa”, un’azione diretta che consegue e supera il pensiero “dell’usa e getta”.
Accanto ad un sistema di politiche europee e nazionali (alla necessità di normative che possano concretamente essere applicabili nei territori) devono essere parallelamente avviati percorsi culturali che possano, dal basso, invertire la tendenza e innescare un diverso comportamento, utile a prevenire il riproporsi di analoghe condizioni di degrado ambientale. In questo senso, la sensibilizzazione dei cittadini è fondamentale per incentivare questa rivoluzione nel modo di pensare. Ferma restando l’esigenza di una corretta informazione per l’individuazione delle responsabilità, nonché per la ricerca di strategie istituzionali decise, è però opportuno ribadire il ruolo dell’educazione ambientale per uno sviluppo sostenibile.

Immagine: cognitiveseo.com

L’educazione ambientale, in quanto finalizzata ad assicurare la fruibilità e la vivibilità dell’ambiente alle generazioni presenti e future, ha bisogno di una tensione morale tale da sostenere un patto di solidarietà tra i cittadini e le istituzioni. Indubbiamente una tale forma di educazione non può essere esaurita in un piccolo segmento dei programmi scolastici, né essere limitata ad una fascia di età, ma ha bisogno di essere proposta tempestivamente in una generale fase del processo sociale e culturale.

Ecco che torna, anche in questo caso, la necessità di regolamentare e certificare a livello burocratico e normativo la presenza, nei territori, di strutture (Centri per il riuso) che possano convogliare le forze di coloro che, attraverso la promozione di azioni di recupero, riparazione e riuso dei rifiuti, di informazione ambientale e interventi di collaborazione con le aziende, possano avviare percorsi di prevenzione alla produzione dei rifiuti e spianare, finalmente, la strada alla tutela e sostenibilità ambientale.
Tra le rarissime realtà che si inseriscono in questo ambito, la scrivente ScartOff associazione culturale e ambientale, attiva a Barletta e unica in Puglia, si occupa e lavora proprio sulla prevenzione dei rifiuti attraverso la promozione di programmi di Educazione ambientale e attraverso il Recupero e Riuso dei rifiuti che, trasformati artigianalmente e secondo i principi dell’upcycling, acquistano un nuovo valore culturale, sociale ed economico reinserendosi nel ciclo vita dei prodotti e nei sistemi della green economy. ScartOff lavora costantemente sulla creazione di questo saldo patto di solidarietà tra i cittadini, le istituzioni e le aziende, pur riscontrando tutte le difficoltà che la mancanza di politiche in materia ambientale comporta, affinché a partire dal territorio si possano raggiungere risultati importanti in tema di prevenzione, tutela e sostenibilità ambientale.

 

#Questo articolo fa parte dell’iniziativa “Reporter Ambientale per un giorno”, lanciata da Giustiziambientale.org in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente (5 giugno 2017).

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