Smog, peggio le caldaie di automobili e camion

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Riscaldamenti responsabili del 43% del Pm10, il traffico “solo” del 25 per cento Gli esperti al Broletto: «Servono impianti più efficienti e isolamento termico»

 

Il congresso di fisiopatologia respiratoria nella sala del Broletto

PAVIA. Impianti di riscaldamento obsoleti, stufe e caminetti, trasporto su gomma, insediamenti industriali e agricoltura. Ecco i principali responsabili della cappa di inquinamento che soffoca la pianura padana presentati ieri durante il primo congresso nazionale di fisiopatologia respiratoria, tenutosi al palazzo del Broletto. Pm10, Pm2.5, ammoniaca, diossido di azoto e ozono sono invece i nemici più pericolosi dei nostri polmoni. «Se guardiamo ai settori che maggiormente contribuiscono all’innalzamento dei valori di Pm10 in Lombardia – ha spiegato Guido Lanzani, Arpa Lombardia – al primo posto troviamo il riscaldamento, con il 43%, la parte più consistente di questo valore è legata alla combustione del legno, quindi a camini e stufe. Al secondo posto troviamo il trasporto su strada, con il 25%, un valore che comprende sia le emissioni dirette, banalmente ciò che esce dai tubi di scappamento delle auto, sia l’usura di freni e pneumatici. Al terzo posto c’è poi l’industria, con un 19% che comprende la combustione, la produzione di energia, i processi produttivi e l’uso di solventi». Fuori dal podio l’agricoltura, con il 6% di emissione di Pm10: «Agricoltura che però sale al primo posto con il 98% della produzione di ammoniaca totale della regione Lombardia». La situazione cambia parzialmente se si restringe il campo d’osservazione alla città di Pavia: «Qui la combustione da legna segna il 27% nella produzione di Pm10». Rilevante, riguardo al traffico automobilistico totale, il valore di Pm10 legato all’usura di freni e pneumatici: 26%. Significa che non basta utilizzare auto meno inquinanti ma è necessario ridurre complessivamente il numero di auto in circolazione nelle città per ottenere una riduzione significativa dei valori di Pm10. «Dati significativi in questo ambito – ha ricordato Elena Grignani, igienista industriale dell’Ics Maugeri – li abbiamo ottenuti effettuando registrazioni sugli inquinanti atmosferici a Pavia nel 2003, nel 2009 e nel 2014. Una diminuzione importante si nota tra il 2003 e il 2009, e il fattore decisivo è stato l’apertura della tangenziale di Pavia, che ha spostato fuori dal centro una parte del traffico automobilistico». A questi dati va aggiunto l’inquinamento indoor: «Troppo spesso sottovalutato, l’inquinamento indoor è un grande fattore di rischio per la salute, perché spesso case e uffici presentano tassi di inquinamento superiori alle nostre strade».

 

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