‘Reporter ambientale per un giorno’ (Siena): una lunga e intensa attività di opposizione civica riesce nell’intento di far saltare un progetto regionale (sovvenzionato con fondi UE) che avrebbe potuto deturpare i torrenti “Crevole” e “Crevolicchio”

 

 

Il torrente Crevole sotto Vescovado di Murlo, nel tratto in cui erano previste 3 briglie e 107 metri di pavimentazione (sx), e un plausibile esempio di come sarebbe potuto diventare (dx). Foto : Amici del Crevole.

Era il dicembre del 2016 quando l’amministrazione del comune di Murlo (Siena) fece sapere che il Consorzio di Bonifica Toscana Sud avrebbe effettuato dei lavori su due dei nostri torrenti, Crevole e Crevolicchio, costruendo 19 briglie in muratura ed effettuando alcune riprofilature dell’alveo.

Le briglie (sbarramenti trasversali al corso d’acqua, realizzati in pietra stabilizzata con calcestruzzo) e la “pavimentazione” dell’alveo e delle sponde (inserimento di macigni ancorati con calcestruzzo a monte e a valle di ciascuna briglia), avrebbero sostituito complessivamente oltre mezzo chilometro di letto di torrenti naturali e la riprofilatura, cioè lo scavo della sezione d’alveo, avrebbe interessato una lunghezza complessiva di oltre 2 km!

 

Le prime perplessità 

Esempio di briglie idrauliche che potevano essere costruite nei torrenti di Murlo. Foto: Intotoscana.it

Preoccupati per un tipo di intervento così imponente in due corsi d’acqua che in molti ci invidiano per bellezza, interesse scientifico e assenza di intervento umano, ed intenzionati a conoscere la fondatezza di queste opere idrauliche, insieme a persone competenti in materia, iniziammo ad informarci studiando i progetti e chiedendo un incontro pubblico con i tecnici del Consorzio. L’incontro aggravò, di fatto, le nostre perplessità iniziali.

Innanzitutto, quello che doveva essere un intervento per attenuare gli effetti delle alluvioni – come quelle verificatesi negli anni 2013 e 2015 – non prevedeva nessuna area di espansione fluviale dove l’acqua potesse esondare attenuando la portata a valle, non considerava la strozzatura di due ponti sul corso dei torrenti ed inoltre non conteneva nessuno studio idrogeologico! Le briglie, inoltre, non sono una soluzione alle piene, ma servono a diminuire il trasporto solido a valle, che non è un nostro problema.

I lavori sarebbero stati effettuati per un importo complessivo di 1 milione e 250 mila euro e dovevano essere finanziati dal Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, Sottomisura 8.3 (“Sostegno alla prevenzione dei danni arrecati alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici“). Finanziamenti europei, cioè, destinati alle foreste, e non si capisce perché li si utilizzassero per le briglie.

 

L’opposizione civica

Il granchio di fiume, un crostaceo ormai raro, come sottolinea l’Università di Siena, ma che è ancora possibile incontrare lungo il Crevole. Foto: Nicola Ulivieri

La convinzione dell’inefficacia di questo tipo di soluzione, enormemente impattante, ha portato alcuni cittadini a costituirsi nel comitato Amici del Crevole ed iniziare una seria protesta che ha visto poi la partecipazione di professori universitari e diverse associazioni, come il WWF Siena, il primo a fare richiesta di stop ai lavori portando a suo sostegno il pesante parere dell’Ordine dei Geologi della Toscana che, interpellato su questi progetti, ed in particolare sull’assenza di uno studio geologico, affermava che:

“Qualsiasi studio di difesa idrogeologica sia a scala di bacino che locale, privo di una valutazione geologica s.l. come in precedenza posto in evidenza, oltre a non ottemperare alla vigente normativa, configura una progettualità senza “fondamenta”, di sostenibilità ambientale ignota e basata su valutazioni delle caratteristiche fisiche territoriali comprensoriali e locali non contestualizzate con elevata probabilità di rendere del tutto aleatorio il raggiungimento degli scopi prefissati”

Lo scorso giugno, come comitato Amici del Crevole, abbiamo anche organizzato una conferenza con esperti e professori universitari per mostrare l’assurdità dei progetti e, in seguito, sono stati lanciati numerosi appelli, sollecitati non solo dal comitato ma anche da Legambiente Siena, dal Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena e dalla Società botanica italiana. A queste richieste ha seccamente risposto l’Assessore regionale Federica Fratoni, la quale ha ribadito che i lavori sarebbero proseguiti comunque dato che l’intervento in questione ricade negli obiettivi della legislatura corrente. L’Assessore ha confermato quindi l’origine politica della soluzione.

Dato che numerosi appelli, inviti al dialogo e la raccolta di centinaia di firme (ora oltre 1600), non sono serviti per far desistere le forze politiche, si è reso necessario operare a livello giuridico per arrivare al blocco dei lavori. WWF Toscana, così, ha individuato una carenza di natura normativa: i progetti erano stati approvati dimenticando la Valutazione di Impatto Ambientale! L’associazione ha evidenziato inoltre il non corretto inquadramento di questi progetti nelle finalità del Bando della Sottomisura 8.3 del PSR regionale, finalizzato, come già detto, alla salvaguardia delle foreste. Sulla base di questi rilievi è stato quindi chiesto con urgenza l’annullamento degli atti di approvazione del progetto.

A seguito di questa segnalazione, il sollecito del Difensore Civico della Toscana e dopo una richiesta di integrazione di documentazione da parte della Soprintendenza Archeologica (mancava pure l’indicazione dei mulini storici nei progetti), il  Consorzio di Bonifica ha dichiarato di non voler procedere con i lavori, anche in virtù del fatto che non potranno concludersi nei tempi prestabiliti.

 

Nuovi scenari

Una vittoria? Non proprio, perché tutto questo dispiego di forze ed energie da parte della popolazione, tecnici, professori ed associazioni poteva essere utilizzato per una collaborazione costruttiva ad una soluzione reale al problema delle esondazioni, invece di imporre dei lavori privi di fondamento scientifico ed enormemente impattanti. Inoltre non sappiamo se progetti di questo tipo potranno essere ripresentati in futuro. A questo scopo, seguendo la segnalazione del WWF Toscana, il M5S ha portato la nostra causa in sede europea. La Commissione Europea dovrà ora spiegare se e a quale titolo opere idrauliche come le 19 briglie sui torrenti di Murlo possano rientrare nei progetti di salvaguardia delle foreste e attingere ai fondi destinati allo sviluppo rurale.

I cittadini, sostenuti dall’associazione culturale di Murlo e Slowfood Siena, hanno organizato ad aprile una fantastica passeggiata sul Crevole in cui si sono succedute performance teatrali e spiegazioni geologiche e naturalistiche. Una giornata storica che ha visto un centinaio di persone passeggiare sul letto del torrente e sui “cuscini” del Crevole, cioè le lave a cuscini, rarità geologiche presenti nei tratti che avrebbero interessato i lavori delle briglie.

“Passeggiata sui cuscini del Crevole” (Video: Giulia Boscagli)

Nonostante il buon esito (per il momento) della vicenda, rimangono alcune domande e perplessità. Se non si fossero attivati così tanti cittadini e associazioni competenti e se non si fossero individuate falle di natura procedurale, infatti, questi lavori assurdi sarebbero stati eseguiti. Quindi quanti altri lavori sono stati allora realizzati senza che nessuno si sia accorto della loro pericolosità, del loro potenziale impatto ambientale ed eventualmente dell’infrazione delle procedure normative?

 

* Nicola Ulivieri è il presidente del comitato Amici del Crevole

2 Commenti

  1. E’ una grande emozione sapere che tante persone sentono il valore di ciò che è stato così sapientemente difeso. Grazie a chi si è prodigato in questa azione esemplare!

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